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Muore John McCarthy, l’uomo dell’intelligenza artificiale


John McCarthy intelligenza artificiale

Ci sono personaggi, come Steve Jobs, che riscuotono un doppio successo sia da visionari della tecnologia che come comunicatori. Altri, ed è il caso di John McCarthy, contribuiscono a cambiare il mondo dietro le quinte, o per meglio dire protetti da una cattedra universitaria. L’inventore dell’intelligenza artificiale si è spento il 24 ottobre, forse nella maniera che avrebbe voluto, lontano dai riflettori mediatici.

John MacCarthy aveva 84 anni e ha speso tutta la sua vita nell’applicabilità della matematica ai processi cognitivi. Un’espressione linguistica complicata per descrivere le normali applicazioni che troviamo negli smartphone, in tutti i videogiochi o nei recenti tablet.

La chiave del successo di McCarthy fu l’invenzione del linguaggio di programmazione Lips, un ambiente di sviluppo che fu il pioniere nell’intelligenza artificiale. In grado di applicare il digitale ai processi cognitivi, seguendo le elaborazioni mentali.

Nel corso della sua carriera di studioso e docente universitario, ha ricevuto vari riconoscimenti internazionali, tra cui il prestigioso premio Turing nel 1971. La sua “patria accademica” per quasi quarant’anni è stata Stanford. La stessa università americana in cui Jobs pronunciò il suo memorabile discorso ai neolaureati.

L’eredità intellettuale lasciata da John McCarthy è presente in milioni di apparecchi che ogni giorno utilizziamo. Ma anche nelle menti di alcuni ricercatori, che vorranno portare l’intelligenza artificiale a livelli impensabili.

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