Come ti blocco il P2P
con la crescita del fenomeno del P2P (file-sharing) i fornitori di servizi di connettività si trovano di fronte ad una sorta di paradosso. Se da un lato l’accesso a risorse, non necessariamente illegali, da parte degli utenti può incrementare il numero di abbonati, è anche vero che un utilizzo “senza freni” della connettività innalza i costi di utilizzo.
Questo perchè l’uso intenso di P2P causa congestioni, deterioramento della qualità della linea e quindi scarsa soddisfazione da parte dei clienti, oltre alla necessità di fornire maggiore banda.
Il normale utilizzo di internet, inteso come servizi client/server tradizionali, consente agli ISP di ottimizzare l’utilizzo delle linee. In questo scenario non è necessario offrire banda piena continuativa. L’invio di messaggi e-mail oppure il tempo di lettura di una pagina web da parte dell’utente, lascia libere porzioni di banda in favore di altri utenti. Mentre con l’utilizzo di sistemi P2P la banda risulta occupata completamente, sia in upload e download. Particolare attenzione viene prestata alla banda in upload. Questo perchè la maggioranza delle linne broadband sono di tipo non-simmetrico. Quindi la congestione di una delle due vie di transito (upload o download) si ripercuote sull’altra.
Lo scambio continuo di dati in unpload congestiona totalmente le linee dati. Questo per l’abitudine da parte di chi utilizza programmi P2P di lasciarli costantemente attivi in background.
L’idea di Cisco Systems è semplice ma, purtroppo, efficace (per approfondire: Managing Peer-To-Peer Traffic With Cisco Service Control Technology). La tecnologia Service Control consente di indentificare i pacchetti diretti verso applicazioni P2P ed effettuare una sorta di filtro. In questa maniera gli ISP possono priorizzare alcuni pacchetti a danno di altri. Ad esempio è possibile dare priorità al transito di pacchetti generati da programmi di posta o browser, depriorizzando e quindi rallentando tutto il resto. Ovviamente per “resto” si sottointendono i pacchetti generati da applicazioni P2P.
Cisco sottolinea le polticihe che possono essere adottate:
- depriorizzare il traffico P2p durante i periodi di maggiore congestione.
- ridurre il traffico upload degli utenti lasciando invariato quello in download.
- limitare l’accesso a risorse P2p per intervalli di tempo predfiniti.
- limitare il transito dei dati P2p per i nodi di rete più congestionati.
- fornire piani di esso e scmbio dati personalizzati per gli utenti.
- Impostare delle quote di utilizzo del P2p che non abbiamo effentto sul resto del traffico.
- fornire maggiore banda agli utenti che lo richiedano.
L’ultimo punto ovviamente potrebbe contemplare una sorta di abbonamento che offra banda a volontà per l’utilizzo di applicazioni P2P.
Va sottolineato come il problema legato allo scambio di materiale protetto da copyright sia appena accennato. Viene più volte ribadito invece il danno economico che deriva dall’utilizzo di software P2P, se di danno si può parlare. Ovvio che file-sharing non significa in maniera esclusiva scambio di materiale protetto da diritto d’autore. Questo potrebbe portare ad abbonati di serie B e abbonati di serie A. Vuoi più banda? Basta che paghi, altrimenti ti blocco i dati del P2P. In questa maniera gli ISP guadagnano due volte. Da un lato risparmiano soldi che sarebbero destinati ad upgrade delle linee; dall’altro incassano soldi-extra in cambio di banda “libera”.
Sembra che in Italia sia in corso una transizione in questo senso. Alcuni abbonati di un famoso service-provider lamentino eccessiva lentezza di banda durante l’utilizzo di programmi di file-sharing, banda che torna normale appena i programmi P2P vengono chiusi. Si tratta di una transizione inesorabile o di un caso isolato?
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Commenti
2 commenti to “Come ti blocco il P2P”
BLOG.officialSM


Avevo già letto di questo filtraggio per i P2P e naturalmente la cosa non mi piace per niente. Intanto è doveroso un criterio di trasparenza da parte del provider nei confronti dell’end-user. Dovrebbe essere informato in modo chiaro che il suo traffico è filtrato e analizzato in funzione del protocollo in uso. E poi le applicazioni P2P non sono necessariamente di file sharing. Esistono numerose tecniche di “grid computing” che prevedono un uso efficiente e decentralizzato delle reti, oltre ad applicazioni scientifiche che usano la “rete” a beneficio della collettività.
Auspico come unica soluzione una generale mobilitazione degli utenti per avere autostrade digitali più ampie su cui scambiare i dati a proprio piacimento. E mi piacerebbe anche una normativa che impone a tutti i provider contratti per i privati cittadini a banda minima garantita sia in download che in upload.
Purtroppo ci sarà sempre un utente di serie A e uno di B, ma almeno saremo consapevoli di quanto spazio abbiamo per i nostri dati multimediali (perchè oggi il concetto di mail o pagina web non esiste più, esiste un contenuto multimediale sempre più completo e “pesante”).
Marco
se pago per 2 mega di download e 512 di upload flat per 24 ore ho diritto a fruirne a piacimento, non è ammissibile che il provider filtri il mio traffico in modo da darmi un servizio ridotto. denunciate i provider che lo fanno e che non rispettano il contratto stipulato con il cliente.