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Scienza

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Scoperto il bosone di Higgs, ovvero la “particella di Dio”

Bosone di Higgs Cern Ginevra

Il mondo scientifico in questi giorni è in subbuglio per una scoperta epocale, che spiega molte cose sull’universo e pone finalmente alcune certezze. Si tratta del cosiddetto bosone di Higgs, una particella che conferisce massa a tutte le cose e, in sostanza, permette la vita. Tale l’entusiasmo che da taluni è stato ribattezzato la “particella di Dio”. Vediamo di capire in cosa consiste, così che anche i non addetti ai lavori possano rallegrarsi per la scoperta di Peter Higgs, già in odore di premio Nobel.

La storia del bosone di Higgs, o meglio della teoria che vagliava la presenza di questo elemento senza però aver avuto dei riscontri di laboratorio, risale addirittura al 1964. In quell’anno un giovane ricercatore scozzese, appunto Peter Higgs, in poche settimane ipotizzò la presenza di una delle 12 particelle che agiscono nell’infinitamente piccolo e che permettono di ricreare le “quattro forze della natura”, tra cui la forza gravitazione e quella elettromagnetica.

Il riscontro pratico sul bosone di Higgs si è avuto quasi mezzo secolo dopo, presso i laboratori del Cern di Ginevra, sotto i riflettori dell’opinione pubblica internazionale e con un rilievo che sa di grande scoperta, in grado di rivoluzionare il mondo scientifico. Per avere la prova del nove circa l’esistenza della particella di Dio, sono stati fatti scontrare ad altissima velocità un gruppo di protoni, lungo il percorso sotterraneo di circa 27 chilometri che costeggia il Lago di Ginevra. L’impianto, in termini di cifre, è costato 10 miliardi di euro e ci sono voluti quasi 20 anni per la sua realizzazione.

Vediamo come il fisico John Ellis ha spiegato, con un’efficace metafora, il funzionamento del bosone di Higgs e come esso sia in grado di creare masse differenti in un universo altrimenti simmetrico. Lo studioso paragona questo a un immenso campo ricoperto di neve. Uno sciatore che lo attraversa velocemente è come una particella priva di massa che viaggia alla velocità della luce, senza interagire con il suolo innevato. Se, invece, una persona cammina con degli scarponi, a velocità minore e affossando i piedi nella neve, questa è simile a una particella che interagisce con il bosone di Higgs, acquisendo una massa soggetta alle forze gravitazionali.

La scoperta del bosone di Higgs, quindi, conferma il cosiddetto Modello standard che spiega le forze dell’universo. Alla presentazione presso il Cern di Ginevra era seduto in prima fila il “padre” del bosone, Peter Higgs, il quale in lacrime ha espresso la sua gioia per aver avuto, ancora in vita, la conferma della sua teoria. Il mondo accademico ritiene che ciò gli varrà il premio Nobel.

I commenti che sono seguiti alla rivelazione confermano lo spessore della scoperta. Margherita Hack, ad esempio, ha senza indugi sostituito l’espressione “particella di Dio” con “Dio”: detto da una nota atea non è da poco! Lo stesso Antonino Zichichi, oltre a riconoscerne l’importanza, ha sostenuto che sarà il punto di partenza per altre ricerche tese a diradare l’ombra di mistero che contorna l’universo e la sua nascita.

Insomma, in uno sfondo pessimistico e dominato dalle preoccupazioni economiche degli Stati, quella del bosone di Higgs è apparsa come una buona notizia che ridà un po’ di speranza.

Proteusnet.it e la Riqualificazione Energetica

I servizi di riqualificazione energetica forniti da Proteusnet.it

Uno dei punti di forza dell’attività di Proteus è la riqualificazione energetica. Molto spesso si sente parlare di questo concetto cardine, caro a chi vuole avvicinarsi al pieno rispetto per l’ambiente. Fortunatamente, sia per la competenza acquisita negli anni che per il campo professionale, il sito Proteunet.it di proprietà dell’azienda Proteus espone in maniera semplice ed efficace il concetto.

La riqualificazione energetica è tutta la serie di operazioni che vengono svolte per ottimizzare i consumi di un ambiente, sia lavorativo che abitativo. Il risultato finale è composto da tanti step da compiere con metodicità. Un esempio riguardante un’abitazione è più efficace di tante parole.

Molte case non di recente costruzione sono costruite con concezioni energetiche vecchie, risalenti a quando l’energia si trovava a prezzi minori e le tematiche ambientali non erano di pubblica opinione. Per questo gli interventi da fare sono parecchi.

Si parte dalla contrattualistica, cioè dall’attento esame dei contratti di fornitura per l’energia elettrica e il riscaldamento. Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito alla liberalizzazione del mercato di luce e gas, con un allargamento delle offerte da parte delle aziende erogatrici. In questo caso, confrontando il contratto in uso con quelli a disposizione, si può optare per soluzioni ad hoc che fanno già risparmiare, ben prima di intervenire sugli sprechi veri e propri.

Riferendoci, poi, al consumo di corrente elettrica, il sito Proteusnet.it consiglia di analizzare tutti gli apparecchi elettrici e le lampadine. Per i primi, come frigoriferi e congelatori, ci sono nuovi modelli con classi energetiche alte, a parità di prestazioni. Per gli impianti di illuminazione, invece, si consiglia di acquistare lampade a basso consumo. Le raccomandazioni di ponderare l’uso in base alle reali esigenze è sempre valida.

Per l’energia termica, il discorso è più complesso poiché gli interventi volti alla riqualificazione energetica comprendono la sostituzione delle finestre con quelle a doppi vetri, la coibentazione del tetto e delle pareti esterne, e la sostituzione delle vecchie caldaie con altre di nuova generazione.

Creato un intestino in provetta con le cellule staminali

È stato fatto un grande passo in avanti nella ricerca sulle staminali, con la riproduzione di cellule intestinali in provetta. L’esperimento è stato svolto da un duo di ricercatori dell’ospedale pediatrico del Cincinnati, e sarà presto riprodotto da altri studiosi nel mondo.

Il successo sta nell’aver individuato la combinazione giusta tra cellule staminali dell’embrione con altre cellule di un individuo adulto. Alessandro Nanni Costa, del Centro Nazionale Trapianti, ha affermato che questo è un grande passo nella produzione, in un futuro non molto prossimo, di tessuti cellulari da utilizzare per molti scopi medici, dopo i risultati già ottenuti per i polmoni, la pelle e altri organi vitali.

Combustibile derivato da Alghe Marine per la Marina Americana

Combustibile biocarburante derivato da alghe marine

La rivoluzione dei carburanti verdi non si ferma. E così l’imbarcazione Riverine Command Boat, in dotazione alla Marina Militare americana, ha solcato il mare sospinta da una miscela composta per il 50% da biocarburante derivato da alghe marine e per l’altra metà da un tipo di gasolio normalmente estratto dal petrolio. Un combustibile definito diesel rinnovabile.

La marina spera che l’esperimento, condotto nell’ambito di più ampie ricerche sulle fonti alternative, dia buoni risultati per poter un giorno utilizzare questo mix per alimentare almeno metà della flotta militare.

L’hrd – come viene chiamato il combustibile ibrido – non contiene acqua, avrebbe una vita più lunga rispetto alle altre energie rinnovabili di origine biologica e permetterebbe alla flotta di non essere più ostaggio del petrolio, garantendo alle navi capacità di movimento e di combattimento.

Scoperto il Buco Nero più giovane e più vicino alla Terra!

Buco nero più giovane e più vicino alla terra

Una spirale colorata a 50 milioni di anni luce dalla terra. Si tratta del buco nero più giovane e più vicino alla terra mai osservato. Lo hanno scoperto gli scienziati della NASA coordinati da un ricercatore della Harvard-Smithsonian.

La scoperta, che potrebbe aiutare a capire meglio i meccanismo di formazione e crescita dei buchi neri, sembra confermare che essi siano generati dall’esplosione delle stelle giunte al termine della loro vita, quelle che sono chiamate supernove.

Quello scoperto infatti attraverso l’uso del telescopio spaziale a raggi X Chandra è un buco nero di soli trenta anni ed è la prima volta che viene osservata l’evoluzione di un oggetto simile sin dalla sua nascita.

Ma a incuriosire gli studiosi non è solo l’età del “baby” buco nero; quello che resta della supernova SN 1979C, infatti, a differenza della maggior parte delle supernove finora osservate è che non emette raggi gamma, ma raggi X. Per trovare una risposta a questo mistero dell’universo, però, gli scienziati dovranno usare il telescopio Chandra ancora per un po’.

Scoperti alcuni batteri che mangiano arsenico

batterio in grado di nutrirsi di arsenico

La scienza non finisce mai di stupirci e la ricerca ha da poco scoperto un batterio in grado di nutrirsi di arsenico, il potente veleno in grado di uccidere ogni forma di vita.

La scoperta sconvolgente, diffusa dall’Arizona State University, è che il batterio si trova sulla terra, appartenente al ceppo GFAJ-1; è in grado di sostituire il fosfato, all’interno delle sue cellule, con l’arsenico.

La scoperta più dare avvio a forme di utilizzo per scopi scientifici.

L’antimateria creata e imprigionata dai Ricercatori del CERN

Creata l'antimateria dal Cern di Ginevra

“Un  passo da gigante per la tecnica, uno piccolo per la scienza”, così il matematico Piergiorgio Odifreddi ha definito la scoperta dei ricercatori del CERN di Ginevra che per la prima volta hanno prodotto e imprigionato in modo controllato 38 atomi di anti idrogeno.

L’esperimento è stato chiamato Alpha, si tratta del processo che ha portato agli atomi gli antimateria imprigionandoli in un campo magnetico a bassissima temperatura.

“Un buon modo per descrivere l’antimateria è immaginarla come una specie di specchio rispetto alla materia. Per qualche motivo l’Universo è fatto di materia, non sappiamo bene perchè sia così” spiega uno scienziato dell’università danese di Aarhus.

In teoria si potrebbe anche pensare ad un Universo fatto di antimateria, in fondo l’antimateria è identica alla materia, solo ha proprietà opposte.

Utilizzato un Software per proteggere l’Udito delle Balene

Software per proteggere le balene dall'inquinamento acustico

Un sistema che permette di simulare in un ambiente virtuale l’interazione tra i suoni e le balene, con tanto di immagini tridimensionali della parte interna della testa dei cetacei.

Gli scienziati dell’università della California hanno studiato come le attività umane, i trasporti, l’estrazione del petrolio, le operazioni militari hanno fatto crescere il livello dei rumori negli oceani e soprtattutto quanto disturbino, appunto, l’udito delle balene.

“Questa è una capacità sensoriale fondamentale per la vita sottomarina dove il suono viene utilizzato ad esempio per la caccia e l’orientamento” spiega il biologo Ted Cranford.

Il modello preso in esame è la balena detta “dal becco d’oca” tra le specie più colpite dall’inquinamento acustico. “Abbiamo concentrato le nostre indagini sull’uso del sonar, la cui intensità a volte può avere effetti letali sulle balene,” – precisa il Prof. Peter Kriesler – “grazie ad un software apposito le navi potranno ora utilizzare i sonar in maniera più sicura e sostenibile per questi animali.”