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Bmw e Toyota insieme per l’Auto del Futuro

Auto nuova insieme per Toyota e Bmw

La notizia ormai è ufficiale, anche se i preliminari dell’accordo erano stati fissati già la scorsa estate: Bmw e Toyota lavoreranno assieme per creare l’auto ecologica del futuro. La collaborazione poggerà su alcuni pilastri di ricerca, destinati a rivoluzionare il modo di creare vetture.

Se la Fiat fa ancora parlare di sé in chiave negativa, con la chiusura provvisoria dello stabilimento di Melfi e migliaia di operai in cassa integrazione, altre marche di automobili dovrebbero esser prese ad esempio per produttività e lungimiranza.

La Bmw non sembra soffrire di più di tanto la crisi economica e del mercato automobilistico, dato che continua a sfornare vetture sportive, diventate simboli di prestigio. La giapponese Toyota, forte della ricerca tecnologica e con la versatilità dei modelli di vetture creati, ha maturato esperienza da vendere nel campo della sostenibilità ambientale.

Su questi presupposti è nato, così, l’accordo tra le due case produttrici. In gioco c’è il futuro dell’auto elettrica: non più associata alle piccole utilitarie, buone per gli spostamenti cittadini e amate dalle famiglie che vogliono risparmiare; ma modelli sportivi e potenti, che abbinino le grandi prestazioni con l’esigenza di rispettare l’ambiente e il portafogli!

Al primo posto dell’intesa tra i due colossi dell’auto c’è l’idrogeno. È vero, sono già stati fatti degli esperimenti di auto alimentate con questo gas, ma i risultati sono stati finora poco esaltanti. Complici gli alti costi per produzione dell’idrogeno e la scarsa autonomia, le auto con Fuel Cells (cioè con celle combustibili) erano relegate a un mercato di nicchia perlopiù dimostrativo. Da qui al 2020, invece, la Bmw ha intenzione di potenziare la ricerca in questo campo, per giungere alla produzione di auto sportive a idrogeno. Per fare ciò è necessario studiare nuovi serbatoi, più capienti e sicuri rispetto ai precedenti.

Il secondo “sogno” che lega  Toyota e Bmw è l’ambizione di avere un’auto elettrica finalmente senza i limiti dei primi prototipi. In primis c’è l’autonomia: le vecchie batterie agli ioni di litio non garantiscono performance esaltanti. La nuova batteria che usa ossigeno ed elimina i metalli pesanti, oltre a sdoganare definitivamente l’auto ibrida (motore termico ed elettrico insieme), sarà sempre più dalla parte dell’ambiente.

La lungimiranza è la chiave del successo nel mercato dell’auto, per cui non sorprende l’ambizione della “strana coppia” Bmw e Toyota di voler ridurre il peso della carrozzeria, senza pregiudicarne la sicurezza in caso di incidenti. Un peso minore della scocca si traduce in un consumo più basso e velocità maggiori: non scordiamoci che la Bmw fa auto sportive!

I primi risultati della partnership tra i due marchi dovrebbero arrivare già a fine anno. La collaborazione, tuttavia, continuerà anche in futuro.

Avere auto sportive che strizzano l’occhio all’ambiente significa poter sperare, finalmente, nella realizzazione di vetture in prevalenza ecologiche e alla portata di tutti. Per questo ci conviene tifare per le due case automobilistiche!

Prime sperimentazioni in Trentino per la Radio Digitale

Digital Audio Broadcasting

Abituati come siamo a parlare di tecnologia e nuove tendenze del web, una notizia “rivoluzionaria” che riguarda la vecchia radio non poteva sfuggirci: nel giro di poche settimane in Trentino si sperimenterà la trasmissione digitale, con un progetto destinato a prendere piede anche nel resto d’Italia. Addio, quindi, alla vecchia FM e a tutti i ricevitori che per decenni hanno caratterizzato la nostra vita.

La sperimentazione segue il trend del resto d’Europa, e il nuovo sistema di trasmissione si chiama Dab. Ma quali sono le differenze sostanziali che manderanno in pensione radioline e autoradio capaci di captare segnali sia in AM sia in modulazione di frequenza? Per comprenderle meglio, l’associazione con la televisione digitale è d’obbligo. Mentre l’attuale broadcasting avviene analogicamente, con tutti i limiti di una trasmissione di questo genere, d’ora in avanti il segnale sarà di tipo digitale. Ciò porterà dei vantaggi indubbi, come la purezza del suono anche in condizioni difficili, senza i fastidiosi fruscii.

Sul versante della ricezione, poi, le nuove radio potranno avere un suono perfetto, con la qualità tipica che si riscontra nell’ascolto dei cd. Ma lo step più affascinante sarà quello della cosiddetta “visual radio”. Oltre alla musica, si potranno mandare direttamente sull’autoradio o nel piccolo ricevitore domestico anche immagini e messaggi testuali.

L’acronimo Dab sta per Digital Audio Broadcasting e, come metodo di trasmissione dei segnali radio, è tutt’altro che nuovo. Già nel 1995, infatti, la televisione di Stato inglese BBC sperimentò un programma radiofonico con metodologia digitale. Forse perché troppo in avanti rispetto ai tempi, l’esperimento non ebbe un forte seguito e cadde provvisoriamente nel dimenticatoio. Soltanto negli ultimissimi anni, seguendo la realtà della televisione digitale terrestre, il Dab ha ripreso importanza fino a essere adottato da diverse emittenti nazionali.

Proprio un network di radio private nel Trentino sarà l’apripista per un nuovo modo di ascoltare la radio. Tra le emittenti più conosciute ricordiamo Radio Maria, Radio 24 o Radio DeeJay. Da quest’ultima Linus, noto speaker radiofonico, spende parole di soddisfazione per questa svolta, sottolineando come la radio solitamente venga considerata la “sorella povera” della comunicazione, sempre sul punto di morire ma altrettanto presente nelle famiglie italiane o nelle automobili.

Proprio il destino di questo apparecchio è in gioco, dopo che anche nel resto del Paese la trasmissione digitale diventerà la regola. A chi dice che scomparirà fisicamente, fondendosi negli smartphone piuttosto che tra i tablet, si contrappongono coloro che non la danno per morta, ma semmai in un nuovo stile.

La radio, pensandoci bene, appartiene a quella ristretta schiera di oggetti che sembravano sul punto di scomparire, scalzati dalle novità tecnologiche. Si diceva lo stesso dei libri, che dovevano scomparire sostituiti dagli e-book, ma ci risulta che le librerie siano ancora assai frequentate. Stessa sorte doveva toccare alla televisione, soppiantata da internet, ma il grosso della comunicazione mediatica passa ancora per questa magica scatola parlante. Siamo pronti a scommettere che sarà lo stesso per la cara e vecchia radio!

Facebook, tra novità e difficoltà in Borsa

Le ultime novità di Facebook

È quasi d’obbligo parlare nuovamente del social network più famoso del mondo, poiché nelle ultime settimane, e anche in questi giorni, è tornato al centro dell’attenzione seppur con notizie non confortanti. Dopo il mezzo flop nel mercato azionario, la creatura di Mark Zuckerberg tenta di rinnovarsi con Face.com, l’applicazione per il riconoscimento delle foto.

Facciamo un passo indietro e torniamo ai primi giorni in cui la “F” più famosa del web è entrata in borsa. Molti avrebbero scommesso un sicuro successo, vista la crescita costante degli account nel mondo. Invece, gli “amici virtuali” hanno tradito le aspettative e il valore delle azioni è crollato di molti punti percentuali, salvo poi riprendersi a fatica. A quanto pare, le titubanze di Zuckerberg nel fare questo grande balzo in avanti erano fondate, specialmente nel pieno della crisi economica occidentale, in cui nulla viene dato per scontato.

Probabilmente sulla scia dei primi giorni non certamente felici di Facebook quotato a Wall Street, si è diffusa la voce, poi risultata infondata, secondo cui il portale sarebbe diventato a pagamento. Una mossa che, se vera, sarebbe stata semplicemente suicida per il social network, già alle prese con le difficoltà di rinnovamento e con l’esigenza di dover far fronte a nuovi concorrenti.

Del tutto vera, invece, è la notizia secondo cui ci sarà la possibilità di riconoscere le foto degli utenti in Facebook, al fine di facilitare il “taggaggio” delle immagini e dare così un nome ai volti raffigurati. Il servizio è fornito da Face.com, già partner del quasi omonimo social network. L’azienda ha sede in Israele, precisamente a Tel Aviv, e sembra essere l’asso nella manica per il rilancio di Facebook dopo le difficoltà citate.

In pratica, Face.com sarà in grado di suggerire il nome del volto raffigurato nelle foto caricate. Non solo: grazie all’elaborato algoritmo che sta alla base di questa applicazione, una volta individuata la persona della foto, si potrà fare una ricerca per capire dove e quando compare all’interno delle immagini visionate. Insomma, per buona pace della privacy, chiunque potrà ricostruire dettagliatamente il profilo sociale di un individuo!

A testimonianza del particolare periodo che il team di Zuckerberg sta attraversando, questa volta non sono stati resi noti i termini dell’accordo, né si conosce la quantità di denaro che Facebook sborserà per inglobare Face.com. A differenza di altre acquisizioni, che solitamente prevedevano la chiusura del sito acquistato e l’assunzione del personale impiegato, questa volta la segretezza getta il sospetto sul fatto che ci siano delle serie difficoltà. Del resto, non è facile accettare che una multinazionale che sbarca nel mercato azionario con un’Offerta Pubblica Iniziale superiore al miliardo di dollari, si trovi a dover recuperare dopo un mese il tonfo iniziale. Gli analisti del settore tecnologico prevedono dei forti mutamenti nei prossimi mesi, per far sì che Facebook possa “crescere” e affrontare le sfide del mondo reale, comprese quelle finanziarie, per non accontentarsi della supremazia “virtuale”.

La scuola digitale del futuro: un’opportunità per l’intera Italia!

Ministero dell'Istruzione, agenda digitale italiana

Finalmente una buona notizia proviene dal mondo della politica, riguardante la tecnologia e la digitalizzazione: su iniziativa del nuovo ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, la scuola italiana subirà un grande ed epocale processo di digitalizzazione, già nelle scuole primarie. Almeno sono questi i proclami, ma per ora accontentiamoci di questi!

L’hanno denominata “agenda digitale italiana”, la serie di atti e regolamenti governativi per portare la scuola italiana ai livelli richiesti dall’Unione Europea. I presupposti per la riuscita di questa riforma della scuola, dopo le tante annunciate e realizzate nei precedenti governi, ci sono tutti.

Il lavoro congiunto di alcune commissioni parlamentari e le proposte fornite dall’Autorità garante delle comunicazioni stanno componendo il puzzle della nuova “Italia digitale”. La scuola, appunto, può essere un fulcro su cui poter far leva.

Interessanti sono le considerazioni del ministro dell’Istruzione, secondo cui l’immissione di libri digitali al posto dei pesanti volumi cartacei, indirettamente indurrà le stesse famiglie a creare in molti casi un primo contatto con il mondo di internet e dei computer. Quella della scuola è una comunità allargata che coincide in buona parte con l’intera cittadinanza italiana.

Ovviamente qualsiasi progetto di digitalizzazione delle scuole non può che basarsi su alcuni presupposti: uno di questi è la diffusione estensiva della banda larga. È noto che in molte zone del paese, a macchia di leopardo, è quasi utopistico navigare a una velocità decente.

John Green e il Libro che non c’è

Libro venduto ma non ancora scritto da John Green

John Green era, fino a qualche giorno fa, un autore di libri per bambini: uno dei tanti, per la precisione.

Poi, qualcosa è cambiato: e questo qualcosa riguarda, inevitabilmente, i social network.

Green, infatti,  pochi giorni fa ha reso noto su tutti i maggiori social network -Facebook, Twitter, Tumblir, Youtube, ecc.,- il titolo del suo prossimo libro, impegnandosi ad autografare le copie acquistate in preordine.

Immediato è stato il riscontro dal web: dopo poche ore, il libro di Green era in cima alla classifica dei libri più venduti.

Piccolo particolare: il libro -allo stato- non esiste, nel senso che c’è un impegno dell’autore con il proprio editore a scrivere un libro e -come detto- un titolo ed un’ipotetica trama. Ma Green non ha scritto neppure una riga.

L’episodio, oltre a fare felice l’editore, che già progetta una tiratura record per l’opera nascitura, dimostra una volta di più il grande e straordinario potere mediatico del web e dei social network.

Skype off line per due ore: attacco hacker?

Attacco hacker Skype

Il recente crash di Skype per un gruppo folto ma ben distribuito di utenti europei ed anche asiatici ha destato non poche perplessità.

Sebbene, infatti, il malfunzionamento sia stato non generalizzato ma limitato ad una parte dei milioni di utenti che in tutto il mondo usano l’agile servizio VOIP per comunicare (anche a livello lavorativo), non si riesce a non collegare l’episodio ai molteplici attacchi virali a cui è stata sottoposta la piattaforma della Playstation nell’ultimo periodo.

Dalla società, tuttavia, si smentisce ogni problema dovuto ad un attacco pirata, ma si parla semplicemente di “guasto”.

Rumors molto “cattivi” hanno attribuito la colpa dell’accaduto al passaggio di gestione a Microsoft, che ha recentemente acquisito il colosso del VOIP, ironizzando anche sul pessimo affare che la società di Bill Gates avrebbe fatto: in realtà, il problema è certamente estraneo al cambio gestionale, anche se le cause non sono ben chiare, vista soprattutto la diffusione, magari non numericamente rilevante, ma sicuramente estesa.

Crowdfunding e i progetti diventano realtà

Progetti Crowdfunding

Un tempo se avevamo un progetto, un sogno nel cassetto, bisognava girare incessantemente per ottenere i necessari finanziamenti.

Nell’era dei social network, invece, tutto si può fare da casa propria, mobilitando amici, parenti e contatti on line: il fenomeno si chiama crowdfunding ed all’estero è molto diffuso, tanto che se ne è servito persino il Louvre, che con questo metodo è riuscito ad ottenere la somma di un milione di euro, necessaria per acquistare il quadro “Le tre Grazie” di Cranach.

In Italia, il fenomeno stenta a decollare, ma può contare su due piattaforme: YouCapital, che è dedicato a giornalisti e reporter, che necessitino di finanziamenti per realizzare le proprie inchieste, e Eppela, più recente ed aperto praticamente a tutti.

Per farsi finanziare un progetto, è necessario, tuttavia superare lo screening iniziale, che basa il suo giudizio anche sull’eticità del progetto.

Sentenza Eminem: il caso è chiuso

Sentenza Universal Eminem

La Corte Suprema Americana si è recentemente pronunciata in via definitiva sulla querelle che vedeva opposti Eminem e la casa di distribuzione Universal.

A soccombere è stata proprio la Universal, che dovrà restituire al rapper americano circa 17 milioni di euro.

Il motivo è semplice: la scuderia discografica di Eminem ha diritto ad incassare il 50% e non soltanto il 12% dalle vendite dei brani in formato digitale.

La sentenza farà sicuramente scuola in generale per tutto il mondo discografico: i distributori, in altri termini, “pagheranno” tutti i vantaggi di cui la musica digitale li ha fatti diventare depositari, a discapito delle case discografiche, che oramai contano pochissimo rispetto al passato.

Basti pensare solo ai dati -in termini di acquisti effettuati e di gusti musicali- che i gestori musicali via web hanno a disposizione, contro il progressivo assottigliamento delle vendite attraverso i canali tradizionali.

Occorre quindi aspettare le evoluzioni future.

Huffington Post arriva in Europa

Huffington Post Europa

Dopo la pubblicizzatissima acquisizione da parte di America On Line, l’Huffington Post, celebre aggregatore di news statunitense, si appresta a sbarcare in Europa.

E’ la stessa fondatrice del network, Arianna Huffington ad annunciarlo: precisamente, da giugno, la multitestata giornalistica aprirà anche nel Regno Unito.

Le modalità operative saranno le stesse che finora hanno decretato il successo dell’Huffington Post: un gruppo di giornalisti professionisti retribuiti a fare da colonna portante ed una moltitudine di blogger amatoriali, che continueranno a non essere retribuiti.

Questo, nonostante le polemiche innescate proprio dai blogger, che avevano avanzato pretese retributive, dopo l’iniezione di liquidità conseguente all’acquisizione.

Per loro, resta valida la risposta della Huffington, secondo la quale la visibilità che ottengono con la collaborazione al network è una retribuzione soddisfacente.

La Lingua Araba si trasforma per il Web

Aralish lingua araba per il web

Sul web nasce una nuova lingua: si chiama arabizi, aralish, chat arabe o arabis e le sue radici affondano sino a vent’anni fa.

All’epoca, infatti, le tastiere arabe erano poco diffuse ed anche difficili da trovare e i giovani arabi escogitarono questo linguaggio alternativo, che consiste in un adattamento dei suoni arabi all’alfabeto latino.

Ovvio che la trasformazione non è mai molto attendibile, ma piuttosto verosimile, ragione per cui l’arabish è diventato un vero e proprio codice di comunicazione.

Anche oggi, che le tastiere di lingua araba sono diffuse (regimi oscurantisti permettendo), questa lingua resta viva sul web, anche se a volte contornata da risvolti abbastanza antitetici ai motivi che ne hanno determinato la nascita: spesso, infatti, viene utilizzata dai gruppi fondamentalisti per la loro propaganda.