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Motori di Ricerca

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Graph Search, l’anti-Google firmato Facebook

Facebook Graph Search

È il colpo a lungo atteso dalla rete e da chi nutre una fisiologica antipatia nei riguardi di Google: Graph Search sarà il nuovo motore di ricerca che tenterà di rompere il monopolio della “G”. A porre la firma della prima vera novità del 1013 è Mark Zuckerberg, patron di Facebook. Vediamo come funziona e i vantaggi del suo utilizzo.

Ormai le presentazioni delle novità in campo tecnologico e del web si svolgono con una coreografia studiata ad hoc, per sorprendere anche l’ultimo degli scettici e rendere il momento indimenticabile. Più o meno in questo ambiente si è presentato Zuckerberg, che ha sfoderato il Facebook Graph Search, mentre i giornalisti di tutto il mondo si aspettavano ben altro. Girava voce, infatti, dell’imminente uscita del Facebook-phone. Delusione per molti!

Il Graph Search è un motore di ricerca parallelo a Google che sbircerà tra i fitti meandri del social network più potente del mondo. Rivalità con il rivale di Mountain View, ma anche volontà di distinguersi da esso fin dal nome, con quel “Graph” a sottolineare le differenze.

Le chiavi di ricerca più gettonate, così, saranno relative agli utenti registrati nel social network, mentre i risultati seguiranno una scala gerarchica che vedrà al primo posto gli amici, poi gli amici degli amici e così via.

La domanda, a questo punto è più legittima: cosa si potrà mai cercare tramite Graph Search? Ovviamente dati su persone. Se, ad esempio, ci vien voglia di sapere quanti amici single hanno i nostri amici, il motore di ricerca interno darà una risposta perentoria e precisa. Chissà poi se questo ci aiuterà a trovare la nostra anima gemella!

Scherzi a parte, ricercare in Facebook può dare utili indicazioni per trovare luoghi turistici o scorci della nostra città più gettonati. In base al gradimento espresso nel social network, così, si potrà scovare il ristorantino poco famoso ma che ha guadagnato più “Like” tra gli iscritti a Facebook. Oppure la città europea più cliccata nella quale vale la pena organizzare una vacanza.

I detrattori di Facebook, a questo punto, potranno obiettare che la ricerca di Graph Search è piuttosto limitata rispetto all’orizzonte sconfinato che offre Google. Non hanno tutti i torti, e le critiche su questo punto sono già feroci. Tuttavia, il progetto di Zuckerberg va inquadrato in prospettiva: nel giro di cinque anni saranno ben maggiori gli utenti registrati al social network, rispetto al già nutrito gruppo di oltre un miliardo.

Ma il fondatore di Facebook ha tirato fuori un altro asso nella manica, questo sì capace di far tremare i polsi alla “G” più gettonata del web. La sinergia con il motore di ricerca Bing può veramente mutare il destino per ora segnato di Internet, e dominato da Google!

Non sono mancate le critiche di chi vede nel nuovo progetto un altro assalto alla già precaria privacy nel web. Per ora il problema non è nostro, visto che la versione di prova di Graph Search interesserà il mondo americano. Ma Zuckerberg ha messo le mani avanti, sostenendo che i dati delle ricerche saranno disponibili soltanto per gli utenti che non hanno posto limiti alla loro riservatezza. C’è da crederci?

La Germania vuole tassare Google News

Una tassa per Google News da parte della Germania

Tempi duri per il più grande motore di ricerca: la Germania, rivelandosi ancora una volta il paese più rigido per quanto riguarda la rete internet, ha in progetto una legge che vorrebbe tassare Google ogni qualvolta riporta news dei portali tedeschi dedicati all’informazione. Un colpo duro che potrebbe creare un precedente in tutto il mondo, e accentuare la tendenza a limitare l’informazione online.

La notizia ha subito fatto il giro del web, cioè del mondo, perché stigmatizza un concetto finora non considerato: il diritto d’autore per le informazioni tratte da quotidiani e periodici online, più volte rivendicato dagli stessi editori.

A dire il vero era da tempo che il progetto legislativo, ora ufficialmente varato e che dovrà essere tramutato in legge dello Stato dopo le dovute discussioni parlamentari, minacciava il colosso di Mountain View.

Vediamo in cosa consiste questo provvedimento legislativo che, per il contenuto ritenuto grave, sta già scatenando la protesta nei social network teutonici. Il punto riguarda Google News, cioè quella sezione che si occupa delle news in internet. In particolare di quelle microinformazioni legate ai titoli degli articoli che vengono indicizzate, una volta effettuata la ricerca in base a una o più parole chiave, e dalle quali la multinazionale ottiene ingenti introiti economici.

I detrattori di Google, comprensibilmente gli editori dei suddetti giornali online, chiedono una parte dei guadagni sulle indicizzazioni sottoforma di diritti d’autore. Ed è indubbio che le loro pressioni, esercitate sui membri del governo e sulle autorità politiche, abbiano portato a questo disegno di legge.

Google, saputo del provvedimento, ha subito reagito duramente con un comunicato in cui si parla di “giorno nero per internet”, in quanto il riconoscimento della richiesta economica da parte degli editori equivarrà a una limitazione delle pubblicazioni, oltre che a una minore libertà nel web.

Si schierano dalla sua parte alcune compagini politiche attualmente all’opposizione del governo guidato da Angela Merkel. Tra questi, ha una forza particolare il cosiddetto partito dei pirati, che ha fatto della rete il suo cavallo di battaglia. I milioni di “militanti” del web, d’altro canto, stanno studiando delle forme di protesta, coordinandosi sui social network e scrivendo ai membri dell’esecutivo affinché facciano un passo indietro con la proposta, da loro considerata liberticida.

Un discorso a parte vale, però, per alcune categorie di blog e portali web. A differenza di Google, che svolge un’attività sulla rete di tipo commerciale, i blog e i siti che fanno capo a gruppi no profit potranno continuare a pubblicare le anteprime delle notizie, senza dover riconoscere alcun diritto d’autore.

Questo duro scontro tra il governo tedesco e Google da una parte rischia di scatenare un effetto domino anche in altri paesi europei e del mondo, con leggi simili; dall’altra ripropone lo spinoso tema della libertà di espressione in rete, e il labile confine tra una sana regolamentazione e i tentativi di censura.

Marissa Mayer a Yahoo!: quando il potere è donna!

Marissa Mayer ceo amministratore delegato di Yahoo! ex Google

Qualche giorno fa i siti dedicati al mondo di internet, ma anche i media generalisti, hanno dato ampio risalto alla notizia di un grande cambio alla guardia dei due più potenti motori di ricerca. Marissa Mayer, anima del colosso Google, ha deciso di passare al nemico e di risollevare le sorti di Yahoo!, fino a ieri nemico numero uno da tenere d’occhio. Un passo avanti per l’emancipazione del mondo femminile tra i poteri forti, soprattutto considerando che la manager è stata chiamata per questo importante incarico pur avendo dichiarato di essere incinta.

Un gran brutto colpo per il colosso con la “G” più famosa al mondo, che vede perdere un pezzo da novanta in quanto, senza ombra di dubbio, ha fatto la fortuna dei due cofondatori del motore di ricerca. La notizia è giunta quasi inaspettata anche a Per Larry Page e Sergey Brin: secondo le cronache più accreditate l’interruzione del rapporto lavorativo durato circa 13 anni è stato accompagnato da un’aria non certamente da “dolce amarcord”. Causa del divorzio tecnologico più sconvolgente degli ultimi anni sarebbe stata la mancanza di prospettive per la donna dai lineamenti dolci e un sorriso accattivante.

Se Yahoo! ha deciso di affidare il ruolo di Ceo, acronimo americano che indica il ruolo di amministratore delegato, a Marissa Mayer, lo si deve allo spessore della 37enne americana, già laureata in informatica a Stanford. Nel 1999 fu la prima donna a entrare nel neonato Google, mentre pochi anni dopo venne inserita tra le 50 donne più potenti del globo nonostante la sua giovane età. Tra le creature che hanno visto come artefice la Mayer, ricordiamo Google Earth e Google Maps.

Ma la sfida ai potentati quasi esclusivamente di sesso maschile, non finisce con il grande riconoscimento dato a Merissa Mayer. Questa donna sembra voler “rilanciare”, dichiarando che per qualche settimana usufruirà di un concedo di maternità, per il prossimo parto previsto nel mese di ottobre. Un bel colpo di immagine, verrebbe da dire, per Yahoo! che nonostante la crisi nera in cui è caduto negli ultimi mesi vuole dimostrare grande apertura mentale, sfidando i mal di pancia del consiglio di amministrazione che la lady dovrà dirigere.

A proposto di Yahoo!, è difficile comprendere se le disgrazie economiche che hanno attanagliato il motore di ricerca sia solo frutto del destino. Da dire c’è che soltanto nel 2008 l’azienda aveva rifiutato la possibilità di passare alla Microsoft: operazione che le avrebbe fruttato circa 44 miliardi di dollari.

Poi c’è stato l’avvicendarsi di vari amministratori delegati che, certamente, non ha fatto del bene alla multinazionale. L’arrivo della Mayer, oltre a essere assoluta garanzia di affidabilità, fa confluire un enorme bagaglio di esperienze maturate proprio all’interno dell’invincibile (per quanto ancora?) Google, sferrando un doppio colpo mortale a quest’ultimo.

I risultati di tale mossa manageriale si potranno vedere soltanto tra qualche mese. Ciò che è stato conquistato fin da subito, invece, è un altro “avamposto” a favore dell’emancipazione femminile.

Tutte le principali novità su Google

Google evento I/O 2012

La scorsa settimana ci siamo occupati di Facebook, tra novità e punti oscuri del social network più famoso al mondo. Oggi tocca al gigante Google, il motore di ricerca che tutti noi utilizziamo per le ricerche nel web. Negli ultimi giorni la multinazionale di Mountain View ha richiamato l’attenzione per il lancio del primo tablet, seriamente in grado di mettere in difficoltà la Apple e gli altri marchi blasonati. Oltre alla notizia secondo cui in Italia potrebbe essere sanzionato per monopolio, in fatto di raccolta di pubblicità digitale.

Partiamo proprio dalle novità tecnologiche che potrebbero dare una svolta a Google, trasformandolo così da “semplice” strumento di ricerca delle informazioni, a valido antagonista nella furibonda guerra tra tablet. In occasione dell’evento I/O 2012, cui hanno partecipato i programmatori di tutto il mondo nella città di San Francisco, è uscito fuori il nome del prossimo dispositivo tecnologico targato Google, Nexus 7. Gli amanti dei dettagli nonché i profondi conoscitori degli applicativi mobili, troveranno pane per i loro denti.

Il prezzo è alquanto invitante, appena 199 dollari, mettendo in seria difficoltà coloro che avevano basato il loro successo di vendite sul low cost, a partire dall’economico Kindle Fire di Amazon. Andando più nello specifico, il Nexus possiede uno schermo da sette pollici, con applicata una telecamera frontale per le videochiamate. Il processore montato è un quad-core Tegra 3, supportato da una memoria abbastanza capiente da un Gbyte, mentre il peso è di poco superiore ai 300 grammi.

Altra novità lanciata dal motore di ricerca a San Francisco sono gli occhiali Google Glasses, particolari dispositivi che saranno disponibili al prezzo di 1500 dollari, ma soltanto dal prossimo anno e per un gruppo ristretto di sviluppatori. Secondo alcune indiscrezioni, questi particolari occhiali permetteranno di fare ricerche nel web senza dover necessariamente disporre di un computer sotto gli occhi!

Proprio in questi giorni cade il primo anno del lancio di Google Plus, l’applicazione che doveva lanciare la sfida a Facebook e Twitter, portando il motore di ricerca a invadere il campo dei social network. Il bilancio, mostrato agli sviluppatori sempre in occasione dell’I/O 2012, è molto più che soddisfacente, poiché nel mondo conta circa 250 milioni di iscritti e un tasso di crescita che porterà la “G” a competere alla pari con la creatura di Zuckerberg.

Veniamo ora alle note dolenti di Google, in particolar modo nel nostro paese. Il noto predominio del motore di ricerca anche in fatto di raccolta pubblicitaria potrebbe diventare troppo invadente, fino a spingere le istituzioni competenti, cioè l’Antitrust, a denunciare il rischio di mancata concorrenza per quanto riguarda la pubblicità digitale. Secondo il presidente Giovanni Pitruzzella, complice una mancanza strutturale di regole, Google potrebbe soffocare il sano principio di distribuzione delle inserzioni pubblicitarie, a discapito dei concorrenti più deboli. La dichiarazione dinanzi ad alcuni componenti del Senato italiano ha indotto i portavoce del motore di ricerca a reagire istantaneamente, sminuendo le preoccupazioni dell’autority.

Dopo questa ampia panoramica, possiamo concludere dicendo che Google gode sicuramente di ottima salute, ma il suo predominio rischia di far arrabbiare i competitor minori, che vedono sempre più nella rete un’opportunità di fare business.

Guerra delle Mappe tra Google ed Apple!

Google e Apple si combattono per il mercato maps

La rivoluzione del web 2.0 ha introdotto la possibilità, anni fa impensabile, di avere a disposizione dei servizi di mappatura che coprono praticamente ogni angolo del globo. Google Maps, da questo punto di vista, è il sito più visitato e al quale si ricorre frequentemente per cercare una via o una piazza. Tuttavia, le enormi possibilità di guadagno, per il traffico di visitatori ma soprattutto per l’inserimento di pubblicità in loco, sta scatenando una cruenta guerra. Vediamo chi sono i protagonisti della geolocalizzazione nel 2012!

Significativa è la tempistica con cui, nel giro di pochi giorni, nel mare del web mondiale sbarcano due differenti prodotti legati al servizio di localizzazione: Google Geo, e un’applicazione ad hoc creata dalla Apple che sarà presentata lunedì prossimo.

Riguardo alle nuove funzionalità del più importante motore di ricerca, Google Geo compie un notevole balzo in avanti su questo fronte. Oltre al ben conosciuto rigore per ogni dettaglio geografico, è stata aggiunta la “terza dimensione”, che renderà le mappe davvero suggestive, prima ancora che funzionali.

In questo modo Google vuole definitivamente scalzare dal mercato tecnologico i navigatori satellitari, visto le funzioni che sostituiscono alla grande Tom Tom e altri strumenti per la navigazione. Tra le novità di Google Geo, infatti, c’è una migliore visualizzazione sui dispositivi mobili, i veri protagonisti durante le ricerche degli utenti che si trovano per strada o in prossimità delle mete da raggiungere. Ci sarà anche la possibilità di panificare un percorso in base ai mezzi di trasporto utilizzati o, in alternativa, l’itinerario ideale da seguire a piedi. La visione in tre dimensioni, insieme ai nuovi zainetti Street View con cui si potranno mappare anche i vicoli più stretti, daranno del filo da torcere a chiunque vorrà sfidare Mountain View nel primato delle mappe digitali.

Tuttavia non si tira indietro la Apple, che proprio il prossimo 11 Giugno renderà pubblico il suo progetto per la geolocalizzazione, con un’applicazione apposita scaricabile nei dispositivi mobili come iPhone e iPad. La sfida, seppur giocata alla pari visto che anche a Cupertino si è pensato al 3D, è decisamente ardua per chi non ha esperienze consolidate come Google. Comunque, staremo a vedere chi tra le due la spunterà!

Se è vero che tra i due litiganti, solitamente, il terzo gode, allora la multinazionale Nokia può iniziare a sperare in un “posto al sole” nel settore delle mappe. Una serie di applicazioni riscuotono un certo successo tra gli utenti del web. In particolare, segnaliamo Nokia Traffic che permette di pianificare con estrema precisione un determinato itinerario urbano.

Dietro a questa guerra tra colossi del web, per aggiudicarsi il primato delle mappe e vincere sul terreno della geolocalizzazione, si cela il tentativo di accaparrarsi gli ingenti introiti pubblicati che possono scaturire dalle inserzioni locali. Ma questo, per i profondi conoscitori del web, non è una novità.

Axis, la nuova creatura firmata Yahoo!

Axis browser Yahoo

Vista l’enorme concorrenza sul fronte dei programmi e le applicazioni riguardanti il mobile, di un altro browser forse non se ne sentiva la mancanza. Tuttavia, la notizia appena giunta circa il nuovo programma per la navigazione Axis, firmato Yahoo!, non solo non disturba ma sembra offrire un prodotto informatico innovativo che può rilanciare la multinazionale americana, dopo le difficoltà attraversate negli ultimi tempi. La versione attualmente disponibile non è del tutto “indipendente” ma si presenta come un’estensione dei browser già installati per i computer fissi; mentre è acquistabile sottoforma di applicazione per gli smartphone targati Apple.

Per comprendere al meglio le potenzialità di Axis e coglierne la portata rivoluzionaria, bisogna partire dall’approccio quasi filosofico che Yahoo! ha utilizzato per comunicare al mondo tecnologico la sua novità. L’idea, infatti, è quella di sfogliare il web come un catalogo ricco di immagini. Già, perché accanto alla ricerca si affianca la visualizzazione di immagini proveniente dal web 2.0.

Yahoo!, in questo modo, ha voluto rilanciare la sua reputazione che in quest’ultimo periodo non ha brillato, viste le vicissitudini borsistiche non esaltanti e i problemi di direzione aziendale.

Per quanto riguarda i computer fissi, Axis per il momento si allaccia ai browser già esistenti e abbondantemente utilizzati, quali Chrome o Firefox. Nel normale utilizzo di questi programmi, infatti, Axis si “limita” a posizionarsi nella parte bassa della pagina, basando il suo funzionamento su Bing. Richiamandolo, si potrà effettuare la ricerca in alternativa a quella corrente. La compatibilità è assolutamente garantita sia con Windows sia con il Mac. Il nuovo gioiello di Yahoo!, invece, sembra più adatto al mondo della telefonia mobile, per ora soltanto su iPhone e iPad, essendo compatibile con il sistema operativo iOS.

L’altro punto di forza di Axis è la sincronizzazione. Come avviene già per chi possiede un account di Google, in qualsiasi momento è possibile riprendere la sessione di lavoro aperta e lasciata sospesa, passando dal proprio desktop a un dispositivo mobile. Funzione particolarmente apprezzata da chi lavora contemporaneamente su più computer e dispositivi mobili.

Vista la natura di Axis, volta a enfatizzare in particolar modo i contributi multimediali, in particolare le immagini, risulta essere più indicato per tablet e smartphone, grazie anche a un aspetto grafico che lo rende semplice e intuitivo. Al momento si deve disporre di un account americano di iTunes per poter acquistare l’applicazione.

Gli esperti “ipercritici” hanno, tuttavia, messo in evidenza alcune falle nel funzionamento complessivo di Axis, ma gli amanti dell’innovazione sembrano aver chiuso un occhio di fronte a piccoli bachi, che Yahoo! provvederà a eliminare nel corso del tempo.

Più in generale, si può affermare che il rilancio della propria immagine Yahoo! se la stia giocando al meglio!

Google cambia le regole sulla privacy, ma l’Unione Europea non ci sta!

Le regole sulla privacy di Google

Si apre un nuovo capitolo dell’eterna diatriba tra le multinazionali operanti nel web e l’Unione Europea. Questa volta, oggetto della disputa sono le nuove norme che Google introduce, inerenti la politica della privacy e le condizioni d’uso. Dal primo Marzo, infatti, i diversi siti e ambienti in possesso del motore di ricerca più famoso“comunicheranno” di più, mettendo a rischio quel poco di privacy di cui ancora l’utente dispone nel web. Le posizioni tra il colosso di Mountain View e le istituzioni europee sembrano al momento lontane.

Il cambio di passo che Google imporrà ai milioni di possessori di account sarà volto a rafforzare la coesione tra i diversi ambienti della grande “G”. Alcuni esempi sono illuminanti a tal riguardo: se necessitate di una ricerca con determinate chiavi, da domani troverete più facilmente, all’interno delle Serp di Google, video You Tube; da una mail ricevuta sul servizio di posta elettronica Gmail, che ricorda un evento importante, sarà più semplice fissare lo stesso appuntamento su Google Calendar.

Questo cambio delle regole d’uso indubbiamente faciliterà la vita degli utenti, con risultati tendenzialmente più precisi e un risparmio di tempo notevole. Tuttavia, a essere minacciata potrebbe essere la nostra privacy: almeno questo sostiene l’Unione Europea.

La massima istituzione del Vecchio Continente ha chiesto a Google, senza ottenere finora risultati accettabili, di sospendere le nuove regole testé citate; al fine di verificare che non sussistano rischi per la riservatezza dei cittadini, una volta che questi accedono al web.

Lo ha messo in luce l’authority francese per i dati personali, identificata con la sigla Cnil, che nei primi giorni di Febbraio ha avviato uno studio delle nuove regole dettate da Mountain View. I risultati hanno messo in evidenza delle incongruità con la Direttiva europea 95/46/Ce, inerente il trattamento e la protezione dei dati personali. In particolare, lo studio francese mostra l’enorme difficoltà che l’utente in possesso di un account su Google Maps, piuttosto che di You Tube, ha di riconoscere e comprendere le norme con cui si trattano i dati identificativi.

Google si difende tramite la voce di Alma Whitten, responsabile per la privacy della multinazionale americana. La donna ribatte le accuse, evidenziando gli indubbi vantaggi che questo nuovo “modus operandi” fornirà agli utenti. Inoltre, la stessa sostiene che le regole sulla riservatezza dei dati sensibili sono rimaste sostanzialmente immutate. La disputa, insomma, sarà destinata a far discutere anche nelle prossime settimane.

La vicenda che vede come protagonista Google si inserisce nel dibattito più ampio sul web e i problemi a esso connessi. In primo luogo è necessario chiedersi che fine fanno i nostri dati, inseriti spesso con eccessiva libertà nel web tramite form e account. La nuova frontiera del business nel terzo millennio passa attraverso il possesso di informazioni: vera manna per l’industria pubblicitaria, che vuole conoscerci per venderci meglio!

Volunia: un motore di ricerca tutto italiano

Il motore di ricerca creato in Italia Volunia

Ne hanno parlato i telegiornali italiani i giorni scorsi, sia per la novità nel campo dell’informatica che per il tocco di creatività tutto italico. Si tratta del lancio del nuovo motore di ricerca, Volunia, presentato in quel di Padova dall’ideatore Massimo Marchiori. Colui che ha inventato l’algoritmo PageRank di Google, tanto per intenderci.

Volunia vuole essere una novità assoluta nel web, non soltanto un competitor del più famoso motore di ricerca contraddistinto dalla “G”. Anche perché, detto in tutta onestà, l’impresa sarebbe ardua anche per Marchiori e con risultati destinati a essere deludenti in partenza. L’idea è quella di coniugare la ricerca vera e propria con il tema della socialità virtuale, caro a milioni di persone che si trovano costantemente su Facebook e in altri social network simili. Un modo, insomma, per uscire dalla logica con cui finora tutti noi abbiamo cercato delle informazioni su internet.

Il concetto base della sperata “rivoluzione” di internet si chiama “Seek & Meet”, un’espressione che può sembrare di difficile comprensione anche se non lo è. La prima parola riguarda il fatto di poter fare una normale ricerca sul web, attraverso delle parole chiave da noi fornite, scovando così i siti e le informazioni richieste. Fin qui nulla di strano o di sconvolgente, specialmente per un utente abituato a consultare Google decine di volte al giorno.

La parte “Meet”, invece, è alquanto interessante e decisamente innovativa! Sempre con riferimento alle pagine web trovate e ritenute attinenti ai nostri scopi, sarà possibile vedere chi in quel momento sta navigando nel sito corrispondente, con la possibilità di interagire con costui. Cosa sconvolgente e al tempo stesso utile in particolari ricerche di informazioni.

Per ora Volunia è solo nella fase di sperimentazione. Infatti, possono registrarsi “soltanto” cinquemila navigatori ogni dieci minuti. Cifra non certamente bassa, ma destinata a crescere vertiginosamente quando il motore di ricerca sarà completamente disponibile nella rete web. Questo scandagliamento degli utenti è necessario per mettere a punto anche i più piccoli dettagli.

Massimo Marchiori, si diceva, non ambisce a diventare l’artefice e il protagonista di un improbabile anti-Google, essenzialmente per due motivi. Il primo riguarda l’impossibilità di combattere contro un gigante, ormai padrone del web e arciconosciuto in tutto il mondo; almeno sul suo stesso terreno di sfida. Il secondo tocca l’idea di fondo di Volunia, cioè rivoluzionare il modo di ricercare e contemporaneamente connettersi ad altri utenti, secondo la logica della condivisione di interessi comuni, che sta alla base di ogni social network a partire da Facebook.

Insomma, un grande merito va riconosciuto all’ideatore di Volunia, per la tenacia con cui ha perseguito questo obiettivo e per l’aver dimostrato che anche in Italia si possono raggiungere grandi risultati di portata mondiale! Ora speriamo che i frutti di tanto lavoro possano premiare la ricerca italiana.

Volunia: la mano italiana dietro al “Google del futuro”

Volunia, il motore di ricerca italiano

Ci fa sempre piacere parlare delle innovazioni tecnologiche e del web, visto che rappresenta il presente e anche il futuro. Quando, tra i nomi dei fautori delle nuove scoperte, compare anche quello di un italiano, allora la contentezza si tramuta in orgoglio nazionale.

Questa nota “patriottistica” è giustificata dalla recente notizia, secondo la quale un italiano, Massimo Marchiori, starebbe elaborando un motore di ricerca destinato a rivoluzionare il mondo della rete. Il nome è Volunia, e i presupposti sono incoraggianti.

A dare garanzia di funzionamento del “Google del futuro” è la consapevolezza che Marchiori ha contribuito alla creazione dell’algoritmo del più potente motore di ricerca esistente. Fu lui, infatti, che elaborò l’HyperSearch.

Venendo alle voci su Volunia, che stanno impazzando su blog e forum, le poche informazioni a riguardo rimandano al sito ufficiale, tramite il quale si può inserire il proprio indirizzo di posta elettronica e sperare di essere uno dei fortunati a testare la versione di prova.

Quello che si può affermare con certezza è che Volunia non sarà una versione aggiornata di Google, in quanto l’impresa sarebbe ardua e inutile. Le voci insistenti parlano di un nuovo modo di ricercare siti e informazioni nel web totalmente innovativo. Quale che sia la novità, gli elementi per noi italiani di essere orgogliosi ci sono: capitali umani ed economici tutti italiani, e un lavoro alle spalle di tre anni!

Può essere Volunia il giusto regalo che daremo al web, che proprio in questi giorni sta compiendo 20 anni di vita?

Come il Web si ferma se Google va in crash

I prodotti di Google e il web

Ci sono stati dei giorni (come ad esempio il 14 maggio 2009) in cui i servizi di Google non sono stati accessibili a causa di un problema di routing di ampia portata e con grandi conseguenze.

Ciò perché i servizi di Google sono legati al motore di ricerca e sono numerosi i siti Web che integrano al loro interno le feature del gigante di Mountain View. Conseguentemente mezza rete è stata inaccessibile. Ecco una panoramica di cosa succede se il server centrale di Google non è raggiungibile.

Google Analytics

I WebMaster utilizzano Google Analytics per monitorare il traffico e le visite nei propri siti Web.

Google Mail

Mail, calendario, documenti: tutte le applicazioni non funzionano. Le aziende, ma soprattutto i liberi professionisti, che fruiscono di questi servizi non potranno contare su strumenti fondamentali.

Google AdSense

AdSense consente l’inserimento di banner pubblicitari all’interno dei siti, pertanto se non è disponibile, le pagine web mostreranno aree incomplete.

YouTube

Se la nota piattaforma che ospita milioni di video è offline, non solo sarà possibile utilizzare YouTube ma non saranno riproducibili tutti i video incorporati su altri siti.

Picasa

Se gli album pubblicati in Picasa non sono accessibili, automaticamente le foto linkate in blog e siti web non saranno visibili.