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Google cambia le regole sulla privacy, ma l’Unione Europea non ci sta!

Le regole sulla privacy di Google

Si apre un nuovo capitolo dell’eterna diatriba tra le multinazionali operanti nel web e l’Unione Europea. Questa volta, oggetto della disputa sono le nuove norme che Google introduce, inerenti la politica della privacy e le condizioni d’uso. Dal primo Marzo, infatti, i diversi siti e ambienti in possesso del motore di ricerca più famoso“comunicheranno” di più, mettendo a rischio quel poco di privacy di cui ancora l’utente dispone nel web. Le posizioni tra il colosso di Mountain View e le istituzioni europee sembrano al momento lontane.

Il cambio di passo che Google imporrà ai milioni di possessori di account sarà volto a rafforzare la coesione tra i diversi ambienti della grande “G”. Alcuni esempi sono illuminanti a tal riguardo: se necessitate di una ricerca con determinate chiavi, da domani troverete più facilmente, all’interno delle Serp di Google, video You Tube; da una mail ricevuta sul servizio di posta elettronica Gmail, che ricorda un evento importante, sarà più semplice fissare lo stesso appuntamento su Google Calendar.

Questo cambio delle regole d’uso indubbiamente faciliterà la vita degli utenti, con risultati tendenzialmente più precisi e un risparmio di tempo notevole. Tuttavia, a essere minacciata potrebbe essere la nostra privacy: almeno questo sostiene l’Unione Europea.

La massima istituzione del Vecchio Continente ha chiesto a Google, senza ottenere finora risultati accettabili, di sospendere le nuove regole testé citate; al fine di verificare che non sussistano rischi per la riservatezza dei cittadini, una volta che questi accedono al web.

Lo ha messo in luce l’authority francese per i dati personali, identificata con la sigla Cnil, che nei primi giorni di Febbraio ha avviato uno studio delle nuove regole dettate da Mountain View. I risultati hanno messo in evidenza delle incongruità con la Direttiva europea 95/46/Ce, inerente il trattamento e la protezione dei dati personali. In particolare, lo studio francese mostra l’enorme difficoltà che l’utente in possesso di un account su Google Maps, piuttosto che di You Tube, ha di riconoscere e comprendere le norme con cui si trattano i dati identificativi.

Google si difende tramite la voce di Alma Whitten, responsabile per la privacy della multinazionale americana. La donna ribatte le accuse, evidenziando gli indubbi vantaggi che questo nuovo “modus operandi” fornirà agli utenti. Inoltre, la stessa sostiene che le regole sulla riservatezza dei dati sensibili sono rimaste sostanzialmente immutate. La disputa, insomma, sarà destinata a far discutere anche nelle prossime settimane.

La vicenda che vede come protagonista Google si inserisce nel dibattito più ampio sul web e i problemi a esso connessi. In primo luogo è necessario chiedersi che fine fanno i nostri dati, inseriti spesso con eccessiva libertà nel web tramite form e account. La nuova frontiera del business nel terzo millennio passa attraverso il possesso di informazioni: vera manna per l’industria pubblicitaria, che vuole conoscerci per venderci meglio!

Volunia: un motore di ricerca tutto italiano

Il motore di ricerca creato in Italia Volunia

Ne hanno parlato i telegiornali italiani i giorni scorsi, sia per la novità nel campo dell’informatica che per il tocco di creatività tutto italico. Si tratta del lancio del nuovo motore di ricerca, Volunia, presentato in quel di Padova dall’ideatore Massimo Marchiori. Colui che ha inventato l’algoritmo PageRank di Google, tanto per intenderci.

Volunia vuole essere una novità assoluta nel web, non soltanto un competitor del più famoso motore di ricerca contraddistinto dalla “G”. Anche perché, detto in tutta onestà, l’impresa sarebbe ardua anche per Marchiori e con risultati destinati a essere deludenti in partenza. L’idea è quella di coniugare la ricerca vera e propria con il tema della socialità virtuale, caro a milioni di persone che si trovano costantemente su Facebook e in altri social network simili. Un modo, insomma, per uscire dalla logica con cui finora tutti noi abbiamo cercato delle informazioni su internet.

Il concetto base della sperata “rivoluzione” di internet si chiama “Seek & Meet”, un’espressione che può sembrare di difficile comprensione anche se non lo è. La prima parola riguarda il fatto di poter fare una normale ricerca sul web, attraverso delle parole chiave da noi fornite, scovando così i siti e le informazioni richieste. Fin qui nulla di strano o di sconvolgente, specialmente per un utente abituato a consultare Google decine di volte al giorno.

La parte “Meet”, invece, è alquanto interessante e decisamente innovativa! Sempre con riferimento alle pagine web trovate e ritenute attinenti ai nostri scopi, sarà possibile vedere chi in quel momento sta navigando nel sito corrispondente, con la possibilità di interagire con costui. Cosa sconvolgente e al tempo stesso utile in particolari ricerche di informazioni.

Per ora Volunia è solo nella fase di sperimentazione. Infatti, possono registrarsi “soltanto” cinquemila navigatori ogni dieci minuti. Cifra non certamente bassa, ma destinata a crescere vertiginosamente quando il motore di ricerca sarà completamente disponibile nella rete web. Questo scandagliamento degli utenti è necessario per mettere a punto anche i più piccoli dettagli.

Massimo Marchiori, si diceva, non ambisce a diventare l’artefice e il protagonista di un improbabile anti-Google, essenzialmente per due motivi. Il primo riguarda l’impossibilità di combattere contro un gigante, ormai padrone del web e arciconosciuto in tutto il mondo; almeno sul suo stesso terreno di sfida. Il secondo tocca l’idea di fondo di Volunia, cioè rivoluzionare il modo di ricercare e contemporaneamente connettersi ad altri utenti, secondo la logica della condivisione di interessi comuni, che sta alla base di ogni social network a partire da Facebook.

Insomma, un grande merito va riconosciuto all’ideatore di Volunia, per la tenacia con cui ha perseguito questo obiettivo e per l’aver dimostrato che anche in Italia si possono raggiungere grandi risultati di portata mondiale! Ora speriamo che i frutti di tanto lavoro possano premiare la ricerca italiana.

Volunia: la mano italiana dietro al “Google del futuro”

Volunia, il motore di ricerca italiano

Ci fa sempre piacere parlare delle innovazioni tecnologiche e del web, visto che rappresenta il presente e anche il futuro. Quando, tra i nomi dei fautori delle nuove scoperte, compare anche quello di un italiano, allora la contentezza si tramuta in orgoglio nazionale.

Questa nota “patriottistica” è giustificata dalla recente notizia, secondo la quale un italiano, Massimo Marchiori, starebbe elaborando un motore di ricerca destinato a rivoluzionare il mondo della rete. Il nome è Volunia, e i presupposti sono incoraggianti.

A dare garanzia di funzionamento del “Google del futuro” è la consapevolezza che Marchiori ha contribuito alla creazione dell’algoritmo del più potente motore di ricerca esistente. Fu lui, infatti, che elaborò l’HyperSearch.

Venendo alle voci su Volunia, che stanno impazzando su blog e forum, le poche informazioni a riguardo rimandano al sito ufficiale, tramite il quale si può inserire il proprio indirizzo di posta elettronica e sperare di essere uno dei fortunati a testare la versione di prova.

Quello che si può affermare con certezza è che Volunia non sarà una versione aggiornata di Google, in quanto l’impresa sarebbe ardua e inutile. Le voci insistenti parlano di un nuovo modo di ricercare siti e informazioni nel web totalmente innovativo. Quale che sia la novità, gli elementi per noi italiani di essere orgogliosi ci sono: capitali umani ed economici tutti italiani, e un lavoro alle spalle di tre anni!

Può essere Volunia il giusto regalo che daremo al web, che proprio in questi giorni sta compiendo 20 anni di vita?

Come il Web si ferma se Google va in crash

I prodotti di Google e il web

Ci sono stati dei giorni (come ad esempio il 14 maggio 2009) in cui i servizi di Google non sono stati accessibili a causa di un problema di routing di ampia portata e con grandi conseguenze.

Ciò perché i servizi di Google sono legati al motore di ricerca e sono numerosi i siti Web che integrano al loro interno le feature del gigante di Mountain View. Conseguentemente mezza rete è stata inaccessibile. Ecco una panoramica di cosa succede se il server centrale di Google non è raggiungibile.

Google Analytics

I WebMaster utilizzano Google Analytics per monitorare il traffico e le visite nei propri siti Web.

Google Mail

Mail, calendario, documenti: tutte le applicazioni non funzionano. Le aziende, ma soprattutto i liberi professionisti, che fruiscono di questi servizi non potranno contare su strumenti fondamentali.

Google AdSense

AdSense consente l’inserimento di banner pubblicitari all’interno dei siti, pertanto se non è disponibile, le pagine web mostreranno aree incomplete.

YouTube

Se la nota piattaforma che ospita milioni di video è offline, non solo sarà possibile utilizzare YouTube ma non saranno riproducibili tutti i video incorporati su altri siti.

Picasa

Se gli album pubblicati in Picasa non sono accessibili, automaticamente le foto linkate in blog e siti web non saranno visibili.

Il Social Network Google+ cresce in tempi da record

Utenti record per Google+

Exploit del nuovo social network, Google+, lanciato da Google il 28 giugno 2011 che ha già raggiunto l’incredibile numero di venticinque milioni di utenti registrati. Per raggiungere lo stesso risultato di utenti registrati Myspace dovette attendere circa due anni, Twitter due anni e mezzo, Facebook tre anni.

Di fatto, si tratta della crescita nel tempo di riferimento più veloce nella storia del World Wide Web e pone quindi ancora una volta Google un passo avanti rispetto ai propri concorrenti e come rinnovato punto di riferimento per gli utenti Internet.

Tanto successo in breve tempo di Google+ sembra spiegabile grazie al sistema di posta elettronica Gmail di Google che conterebbe oltre cento milioni di utenti registrati così da ottenere una via d’accesso preferenziale per l’iscrizione al nuovo social network.

Social Network: fra i due litiganti potrebbe godere un terzo

Social Network Tulalip Microsoft

Si parla molto della guerra innescata da Google+ contro Facebook, ma potrebbe esserci un terzo soggetto a complicare le cose.

Nella fattispecie, sul sito socl.com è comparsa per qualche minuto la schermata relativa a Tulalip, che potrebbe essere il social network di casa Microsoft.

Con una interfaccia simile a quelle di Windows Mobile 7 e Windows 8, rispettivamente il sistema operativo per i dispositivi mobili e per i pc, promette di aiutare l’utente a trovare tutto quello che cerca, sembrando più che altro in contrasto con lo storico ruolo svolto da Google.

Ad avvalorare questa tesi, ci sarebbero dei pulsanti di condivisione per pubblicare contenuti o notizie su Twitter e Facebook: segno del fatto che probabilmente tra questi due soggetti e Microsoft si sta materializzando un’alleanza contro il gigante del web.

Per adesso, l’azienda di Bill Gates si è affrettata a rimuovere la pagina e a pubblicare un messaggio di ringraziamento per la visita, assicurando che si trattava di un progetto interno di ricerca.

I giornali francesi uniti contro Apple e Google

Apple, Google e i giornali francesi

Per fronteggiare il predominio delle edicole digitali di Apple e di Android, alcuni giornali francesi hanno deciso di unirsi e di fare fronte comune, offrendo una propria edicola digitale.

Stiamo parlando di alcune delle testate più diffuse in Francia: Le Figaro, Le Parisien, Liberation, Les Echos, L’Equipe, tra i quotidiani, e Le Point, Le Nouvelle Observateur e L’Express tra i settimanali.

Il funzionamento dell’edicola è molto semplice: si scarica gratuitamente l’applicazione e già alle 6.30 del mattino si possono leggere i titoli dei giornali: se poi si vuole avere la versione digitale del quotidiano o della rivista, occorre pagare 0,79, 1,59 euro o 2,39 euro per ciascuna copia, a seconda delle testate.

Purtroppo non sono ancora disponibili abbonamenti e non si sa se questi potranno raggiungere i prezzi concorrenziali di quelli attualmente disponibili per Iphone o Ipad (l’edicola di Android è in fase di realizzazione): quel che è certo è che le testate che hanno aderito a questo progetto si sono affrancate dalle esose provvigioni che Google e soprattutto Apple pretendono, così massimizzando i propri profitti ed affrontando la crisi.

Google+ sempre più lanciata verso il Social

Social Google+

Google ci riprova a contrastare l’ascesa di Facebook ed ecco che lancia Google+, che si caratterizza per una serie di servizi sempre più orientati al social.

I servizi sono in particolare cinque: il primo è Circles, che consente di creare una piccola rete di amici con cui condividere documenti, foto e video. Per entrare in Circles, non occorre avere un account Google, ma basta un semplice indirizzo di posta elettronica.

Altro servizio è Sparks, che consente di scegliere un tema e di ricevere tutte le news, sia di testate giornalistiche che di blog, tutte le foto e tutti i video correlati a quell’argomento.

Hangouts, invece, è un servizio di condivisione di foto, video e documenti, che permette a più persone di lavorarci contemporaneamente e di comunicare tramite chat o videochat.

Instant Upload è un’applicazione che coopera con Circles e che consente di inviare foto e video dal proprio cellulare direttamente al circolo di amici.

Infine, Huddle consente di selezionare tra i nostri contatti un piccolo gruppo di persone a cui inviare lo stesso sms.

Si tratta, quindi, di funzionalità molto innovative, che certamente piaceranno ai social addicted e che metteranno un po’ in crisi Facebook, che tuttavia continua ad avere dalla sua parte la semplicità e l’immediatezza di utilizzo.

Addio al pulsante “Mi sento fortunato” su Google?

Pulsante Google mi sento fortunato

Chi di noi non si è mai lasciato tentare dal pulsante di Google accanto a quello di ricerca, il famoso “Mi sento fortunato” (in inglese “I’m feeling lucky”)?

Bene, ora quel pulsante sembra destinato a sparire.

Eppure Google ne aveva fatto un suo marchio di fabbrica, lasciandolo immune dalle -in realtà scarsissime- modifiche apportate alla propria pagina nel corso degli anni.

In realtà, se fino a qualche tempo fa la sua funzione era quella di comunicare agli utenti che la precisione del motore di ricerca era tale da garantire un buon risultato al primo colpo (infatti, il risultato che compare cliccando il pulsante è il primo della lista), adesso l’utilità del “mi sento fortunato” sembra superato dal fatto che, grazie alla nuova funzione Instant di Google, possiamo vedere i risultati della nostra ricerca quando ancora ne stiamo digitando le parole chiave.

Certo, se il pulsante “mi sento fortunato” dovesse sparire, probabilmente non troverebbe una sostituzione, ma avremmo una pagina web ancora più “pulita”.

Google a rischio evasione

Evasione Google

Il motto di Google è “non essere cattivo”, ma forse andrà rivisto nei prossimi mesi.

Sembra, infatti, che il colosso americano della ricerca on line abbia messo su una rete di società in tutto il mondo, finalizzata a sfruttare un sistema di agevolazioni fiscali che porterebbe tutti gli introiti guadagnati nel paradiso fiscale per eccellenza, le Isole Bermuda.

In effetti, qualche dubbio era già sorto quando era emerso che Google, pur vendendo in Italia, fatturasse dall’Irlanda.

Ma la situazione si è ulteriormente intricata quando si è scoperto che in Inghilterra, a fronte di oltre due miliardi di sterline guadagnati con la pubblicità, Google ha versato solo tre milioni di sterline di imposte, invece dei 190 che sarebbero stati conteggiati dal Fisco.

L’imbarazzo cresce anche perché Google è molto legata al partito conservatore britannico ed alcuni suoi esponenti sono anche consulenti del Governo: vedremo se e come la società ne verrà fuori.


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