Article Marketing di Qualità?

Scopri come pubblicare i tuoi articoli su OfficialSM.net
+

Internet

STAI VISUALIZZANDO UN ARCHIVIO in Internet: sfoglia i post

SUCCESSIVO »

La possibile crescita economica in Italia grazie alla Banda Larga

Banda larga Internet in Italia

I dibattiti che interessano l’opinione pubblica circa lo scarso, anzi assente, sviluppo economico in Italia non tiene sufficientemente in considerazione un problema di vecchia data nel nostro paese: il potenziamento della banda larga. A farlo, però, in queste ore ci ha pensato il Garante per le telecomunicazioni Corrado Calabrò, il quale ha rilanciato l’idea di uno sviluppo capillare della comunicazione in rete, che potrebbe aiutare notevolmente la crescita del prodotto interno lordo, creando al contempo nuovi posti di lavoro.

L’occasione per fare queste considerazioni è stata la relazione di fine mandato di Corrado Calabrò, ancora per poco a capo dell’Autorità Garante per le Telecomunicazioni. Durante gli anni che ha trascorso in questo importante organismo autonomo dello Stato, ha potuto toccare con mano la realtà delle comunicazioni nel nostro paese, evidenziando i lenti ma irreversibili cambiamenti, segnati soprattutto da Internet.

Chi segue questo blog di tecnologia conosce perfettamente gli infiniti vantaggi che il web porta nelle abitazioni italiane: maggior facilità nel reperire informazioni, la possibilità di comunicare nei cinque continenti e lo sviluppo di nuovi posti di lavoro.

Quest’ultimo punto è stato sottolineato da Calabrò, il quale senza mezzi termini ha attribuito ai ritardi nello sviluppo della banda larga una perdita di Pil che si assesta sull’1,5 %. Seppur indirettamente, poi, ha puntato il dito contro una classe politica che a fronte di blande promesse per il potenziamento della rete in Italia, non ha fatto seguire degli investimenti concreti per la fibra ottica, piuttosto che per coprire l’intero territorio nazionale con l’Adsl. Sembra incredibile, ma ci sono ancora aree del Bel Paese che non possono connettersi alla banda larga!

Prendendo spunto dalle riflessioni del Garante Calabrò, si possono incrociare le stime di “non-crescita” causata dalla rete internet inefficiente, con i numerosi esempi di utilizzo del web. Il più eclatante riguarda il booking online, ossia la possibilità di prenotare le proprie vacanze direttamente dal computer, bypassando le tradizionali agenzie di viaggi. E poi c’è l’e-commerce, che in Italia fa girare circa 8 miliardi di euro, con un trend decisamente in crescita. Infine abbiamo lo sviluppo di software legati soprattutto alla telefonia mobile, che dà lavoro a migliaia di giovani ingegneri e appassionati di programmazione.

Calabrò ha posto, quindi, un problema che andrebbe affrontato da parte del nuovo governo tecnico, nella continua ricerca di modelli di sviluppo economici, in una fase difficile per l’Italia. La realtà è che dietro un’ipocrita cecità dei parlamentari verso le potenzialità della rete, si celino interessi occulti affinché si mantenga lo status quo, specialmente in un periodo in cui la televisione generalista è in forte calo di audience.

Insomma, scommettere sulla banda larga può portare a dei vantaggi economici quasi immediati, e rifondare un modello culturale e democratico negli anni a venire, troppo spesso legato a stereotipi televisivi ormai superati!

Anonymous: dalla protesta alla condivisione di file

Condivisione file Anonymous

È tutt’altro che infrequente sentire di attacchi informatici verso siti governativi o di multinazionali, con lo scopo di “punire” quanti agiscono contro i principi di democrazia e libertà della rete. Molto spesso, dietro alle azioni di hackeraggio si celano gli attivisti di Anonymous. La notizia che sotto questa sigla, che genera terrore nel mondo virtuale per le conseguenze nefaste delle loro azioni, si stanno organizzando due servizi web “costruttivi” richiede alcune riflessioni a riguardo.

Anonymous, infatti, sta mettendo a punto Anontune e Anonpaste, rispettivamente per la condivisione di file musicali e testi online in forma anonima; ciò segna una sorta di “passaggio” determinante nella storia del web. Vediamo in cosa consiste e quali sono i vantaggi per gli utenti.

Partiamo da Anontune. Secondo le notizie divulgate in queste ultime ore dalle agenzie stampa di tutto il mondo, questo servizio consisterebbe nella creazione di un unico canale per la musica attualmente disponibile in rete. I file musicali, così, presenti sia nel conosciutissimo Youtube sia negli altri portali dedicati, potranno essere ascoltati in streaming e con una modalità di accesso più semplice rispetto allo stato attuale.

Anontune, poi, è nella fase di start-up e deve essere ancora integrato per permettere la massima accessibilità alle canzoni desiderate. C’è da scommettere che l’idea sia anche conseguente alla chiusura di Megaupload, con la fuga dagli Stati Uniti del creatore Kim Dotcom e lo sforzo dell’Fbi di incriminarlo: proprio in questi giorni si parla di un processo penale difficile, fortemente voluto dalle multinazionali della musica, le stesse che Anonymous ha più volte preso di mira con attacchi informatici. Tornando a Anontune, bisognerà attendere lo sviluppo del servizio da parte dei capacissimi hacker, per vedere l’effettiva funzionalità e la possibile svolta nel web.

L’altro servizio lanciato da Anonymous, Anonpaste, esce dal campo musicale per occuparsi di testi. In realtà non si tratta di una vera e propria novità in quanto sostituisce completamente Pastebin, la piattaforma già usata dagli hacker come luogo di condivisione, ma ultimamente a “rischio” per via di alcuni IP finiti nelle mani delle autorità governative.

Anonpaste, invece, permetterà l’accesso a tutti, con la possibilità tra l’altro di lasciare online i documenti per il tempo desiderato. I testi potranno avere una grandezza massima di 2 Megabyte, protetti da un sistema crittografico da 256 bit!

Con queste due iniziative, Anonymous sembra voler tracciare un nuovo modo di “interferire” con il mondo di internet, oltre a quello consueto legato alla protesta e ad azioni di hackeraggio che fanno tremare i polsi ai governi di tutto il mondo. Certi che tale azione sabotativa non finirà mai, sembra che il gruppo di “eretici” del web voglia dettare le regole di una nuova modalità di accesso alla rete, che costringa i potenti e le multinazionali a ragionare diversamente, per non esserne tagliati fuori. L’hacker, del resto, ormai è più temuto di un normale terrorista, per gli effetti devastanti che può causare a colpi di click!

Faceskin, un nuovo modo di concepire il Social Network

Faceskin il social network di Claudio Cecchetto

Da un po’ di giorni circola sul web la notizia del nuovo social network, realizzato dall’eterno Claudio Cecchetto e con un nome che rievoca la creatura di Zuckerberg: Faceskin. L’idea è di creare uno spazio virtuale in cui celebrità e persone sconosciute possano condividere liste di siti web consultati, per metterle a disposizione della comunità di internet. Al momento ci sono circa 18 mila account attivi.

Chi segue il programma de La7 Innovation, forse ne ha già sentito parlare dallo stesso Claudio Cecchetto, dichiaratamente innamorato della rete web e con un’idea che vuole soltanto labilmente emulare Facebook, del resto inarrivabile per l’enorme diffusione nel mondo. Faceskin, così, non vuole essere il tradizionale social network in cui si ritrovano milioni di persone a condividere foto, immagini, link e a cercare di connettersi tra loro per il solo gusto di avere più “amici”.

Faceskin tenta di conquistare una nuova frontiera, questa volta della conoscenza. Sì, perché ad accompagnare il termine “social” sarà la parola “search”! Ecco, in breve, la logica che sostiene il progetto visionario: ogni iscritto si caratterizzerà non per le immagini per lui più significative bensì per le weblist, ossia degli elenchi di siti che sono il frutto delle ricerche effettuate nel web.

Quando un utente della rete deve cercare delle informazioni che gli interessano, pur sapendo di trovarle, spesso si scoraggia per il tempo perso tra parole chiave da inserire nei motori di ricerca, verifica delle fonti trovate e confronto tra le stesse per avere una “risposta” adeguata alle domande iniziali. Faceskin, invece, permette di avere una traccia della ricerca da effettuare, arrivando alle informazioni con un notevole risparmio di tempo.

Da strumento per socializzare e conoscere nuove persone, e questa funzione è comunque garantita come sostiene lo stesso Claudio Cecchetto, ad ambiente in cui si mettono a disposizione i know out degli iscritti, per poterci aggirare bene nell’oceano di informazioni del web.

Tra i testimonial-iscritti d’eccezione ci sono pure Fiorello e Jovanotti. Il primo, in particolare, ha fatto parlare di sé per la quasi concomitante uscita dal sito di microblogging Twitter, in cui era stato grande protagonista con twitt che hanno fatto sorridere e discutere. Nella home page di Faceskin, invece, c’è Jovanotti che nel messaggio in occasione della presentazione ufficiale presso l’Università IULM, parla dell’esigenza di avere dei “dj della rete”, che sappiano fornire delle guide nel web.

Per il momento il sito è nella fase “beta”, cioè con una versione non definitiva. I prossimi mesi saranno il terreno di lotta di questa idea, semplice ma allo stesso modo innovativa, che potrebbe segnare una nuova fase dello sviluppo di internet e della sua massima usabilità.

L’ultima riflessione la merita Claudio Cecchetto, uomo di successo nel campo musicale poiché ha scoperto i migliori talenti che ora sono dei cantanti affermati. Ma anche fondatore di radio Deejay e ora pioniere di un nuovo modo di concepire il social network e la rete. Buona fortuna!

Hot-Spot Wi-Fi umani: è già polemica negli Usa

Dagli Usa arrivano dli Hot-spot Wi-Fi umani

La notizia sta scuotendo il mondo della tecnologia per l’originalità e i campanelli di allarme che fa scattare: in Texas sono stati reclutati alcuni senzatetto per trasformarli in trasmettitori umani per la rete wi-fi. Ciò che può apparire come una boutade è, invece, un episodio che sta dividendo l’opinione pubblica mondiale.

La novità è stata resa pubblica durante il festival tecnologico che si tiene ad Austin: il South of Southwest. I Labs BBH, laboratori che si dedicano all’innovazione tecnologica e che operano tra l’altro per una società di web marketing di New York, hanno incaricato tredici persone con evidenti difficoltà economiche per trasformarli in hot-spot wi-fi umani. I senzatetto impiegati sono di New Orleans e, dal momento in cui passò l’uragano Katrina, non hanno più una fissa dimora.

Gli individui incaricati di tale mansione indossavano magliette con il nome proprio e uno slogan pubblicitario ad hoc; inoltre, dovevano distribuire biglietti da visita dell’azienda promotrice. Atro dettaglio non irrilevante, infine, è che sono stati pagati con appena venti euro al giorno, più eventuali mance extra lasciate dai passanti.

Fin qui l’episodio nella sua più cruda realtà. La notizia apre a inevitabili discussioni di tipo etico, che portano allo scoperto il problema dei limiti da porre alla tecnologia. Non a caso, si sono creati già due fronti contrapposti, tra chi etichetta il tutto come un atto “caritatevole” verso i volontari in evidenti difficoltà economiche, e coloro che intravedono una sorta di sfruttamento post-industriale.

Chi si schiera a favore delle posizioni più intransigenti porta argomentazioni che puntano al rispetto della persona umana. Trasformare un individuo in uno hot-spot umano a servizio della tecnologia, rischiando di far perdere loro il valore di uomo, e ben diverso dai normali impieghi lavorativi legati al marketing. Ad affrontare il tema è stata la teologa Susan Brooks Thistlethwaite, la quale ha parlato di una metamorfosi dei protagonisti: da uomini a “infrastrutture tecnologiche”.

Chi tende a sminuire l’episodio, invece, parla di una semplice mossa pubblicitaria che non intacca la dignità umana ma che, al contrario, va inquadrata in una logica di aiuto ai più bisognosi, permettendo loro di guadagnare qualche indispensabile dollaro. Più diretto, invece, il sostegno a favore dell’iniziativa da parte del direttore del dormitorio in cui vivono i senzatetto, Mitchell Gibbs, il quale ha intravisto nell’idea dei Labs BBH un valido modo per far partecipare i bisognosi a un progetto innovativo che li stimola.

Se l’opinione pubblica si sta occupando degli hot-spot wi-fi umani così appassionatamente, è perché segue di pochi giorni una notizia riguardante il mondo degli smartphone. È in cantiere l’idea di creare dei cellulari detti “Smart City”, che grazie a un complicato sistema tecnologico comunicheranno tra loro, sfruttando gli spostamenti dei loro proprietari. Già oggi, a pensarci bene, siamo noi stessi delle parti attive delle comunicazioni, visto che i nostri cellulari ricevono e trasmettono continuamente informazioni, alcune delle quali senza il nostro pieno controllo!

Google cambia le regole sulla privacy, ma l’Unione Europea non ci sta!

Le regole sulla privacy di Google

Si apre un nuovo capitolo dell’eterna diatriba tra le multinazionali operanti nel web e l’Unione Europea. Questa volta, oggetto della disputa sono le nuove norme che Google introduce, inerenti la politica della privacy e le condizioni d’uso. Dal primo Marzo, infatti, i diversi siti e ambienti in possesso del motore di ricerca più famoso“comunicheranno” di più, mettendo a rischio quel poco di privacy di cui ancora l’utente dispone nel web. Le posizioni tra il colosso di Mountain View e le istituzioni europee sembrano al momento lontane.

Il cambio di passo che Google imporrà ai milioni di possessori di account sarà volto a rafforzare la coesione tra i diversi ambienti della grande “G”. Alcuni esempi sono illuminanti a tal riguardo: se necessitate di una ricerca con determinate chiavi, da domani troverete più facilmente, all’interno delle Serp di Google, video You Tube; da una mail ricevuta sul servizio di posta elettronica Gmail, che ricorda un evento importante, sarà più semplice fissare lo stesso appuntamento su Google Calendar.

Questo cambio delle regole d’uso indubbiamente faciliterà la vita degli utenti, con risultati tendenzialmente più precisi e un risparmio di tempo notevole. Tuttavia, a essere minacciata potrebbe essere la nostra privacy: almeno questo sostiene l’Unione Europea.

La massima istituzione del Vecchio Continente ha chiesto a Google, senza ottenere finora risultati accettabili, di sospendere le nuove regole testé citate; al fine di verificare che non sussistano rischi per la riservatezza dei cittadini, una volta che questi accedono al web.

Lo ha messo in luce l’authority francese per i dati personali, identificata con la sigla Cnil, che nei primi giorni di Febbraio ha avviato uno studio delle nuove regole dettate da Mountain View. I risultati hanno messo in evidenza delle incongruità con la Direttiva europea 95/46/Ce, inerente il trattamento e la protezione dei dati personali. In particolare, lo studio francese mostra l’enorme difficoltà che l’utente in possesso di un account su Google Maps, piuttosto che di You Tube, ha di riconoscere e comprendere le norme con cui si trattano i dati identificativi.

Google si difende tramite la voce di Alma Whitten, responsabile per la privacy della multinazionale americana. La donna ribatte le accuse, evidenziando gli indubbi vantaggi che questo nuovo “modus operandi” fornirà agli utenti. Inoltre, la stessa sostiene che le regole sulla riservatezza dei dati sensibili sono rimaste sostanzialmente immutate. La disputa, insomma, sarà destinata a far discutere anche nelle prossime settimane.

La vicenda che vede come protagonista Google si inserisce nel dibattito più ampio sul web e i problemi a esso connessi. In primo luogo è necessario chiedersi che fine fanno i nostri dati, inseriti spesso con eccessiva libertà nel web tramite form e account. La nuova frontiera del business nel terzo millennio passa attraverso il possesso di informazioni: vera manna per l’industria pubblicitaria, che vuole conoscerci per venderci meglio!

La Banda Larga Mobile di Quarta Generazione: da domani a Torino!

Telecom presenta la banda larga mobile di quarta generazione

Torino sarà la città apripista della nuova tecnologia messa a punto dalla Telecom. Da domani, infatti, partirà la sperimentazione della cosiddetta banda larga mobile di quarta generazione, che sarà accessibile al largo pubblico per delle prove pratiche. I principali vantaggi sono legati all’elevata velocità nello scaricare file, oltre a una qualità eccelsa della trasmissione.

Alla base del salto di qualità, annunciato con grande entusiasmo dai vertici dell’azienda Telecom, c’è la già collaudata tecnologia Lte. L’acronimo sta per Long Term Evolution, e consiste in un’evoluzione della trasmissione dati per la telefonia mobile, cioè quella legata ai telefoni cellulari di ultima generazione. Grazie al Lte, infatti, saranno migliorate le performance della banda larga mobile.

Guardando gli archivi storici dei quotidiani italiani del 2010, le prime “avvisaglie” circa la nascita della tecnologia Lte si ebbero dopo il Mobile World Congress di quell’anno, il gota degli incontri internazionali dedicati al mondo della telefonia mobile. Già nel marzo del 2010 si annunciava che i primi esperimenti pratici ci sarebbero stati un paio di anni dopo: le previsioni sono state azzeccate! A quel tempo, tuttavia, parlare di 100 Mbit come velocità di trasmissione era una grande novità; ora è una felice realtà.

La banda larga mobile di quarta generazione sfrutta i vuoti lasciati dalle frequenze analogiche televisive, dopo il passaggio al digitale terrestre. Tornando alla novità che coinvolgerà Torino, da domani fino al 22 Febbraio coloro che vogliono sperimentare i risultati raggiunti dalla Telecom potranno dirigersi al centro di assistenza che si trova in Via Lagrange 20. Apposite location dedicate al pubblico saranno allestite ad hoc, con la disponibilità di chiavette Lte settate per il collegamento. Tra i servizi elargiti troveremo quello della libera navigabilità nella rete web, con upload fino a 50 Mbit e download con velocità anche doppia. Non mancherà il video streaming di altissima qualità.

Telecom Italia è protagonista assoluta in questo nuovo modo di concepire la telefonia. Le stime dell’azienda di comunicazione prevedono l’allargamento della banda larda di quarta generazione nel resto della penisola, a partire dai prossimi mesi e anni. Ciò è possibile grazie a un investimento complessivo che sfiora il miliardo e trecento milioni di euro. Questo capitolo di spesa ha previsto l’acquisto delle frequenze 880, 1800 e 3600 MegaHertz, le quali consentono il salto di qualità che rivoluzionerà senz’altro la comunicazione mobile. Già nel 2009 il capoluogo piemontese si distinse per la prima sperimentazione mondiale della rete ultrabroardband. Ed è proprio in questa città che viene ospitato il TiLab, centro di eccellenza di proprietà della Telecom.

Non si esclude che in futuro la tecnologia Lte sarà adottata da altri operatori che hanno già intrapreso questa strada, secondo la logica della concorrenza che dovrebbe abbattere i costi del servizio. Vodafone è in pole position, visto che il suo nome comparve già due anni orsono tra i “pionieri” della nuova frontiera comunicativa!

Volunia: un motore di ricerca tutto italiano

Il motore di ricerca creato in Italia Volunia

Ne hanno parlato i telegiornali italiani i giorni scorsi, sia per la novità nel campo dell’informatica che per il tocco di creatività tutto italico. Si tratta del lancio del nuovo motore di ricerca, Volunia, presentato in quel di Padova dall’ideatore Massimo Marchiori. Colui che ha inventato l’algoritmo PageRank di Google, tanto per intenderci.

Volunia vuole essere una novità assoluta nel web, non soltanto un competitor del più famoso motore di ricerca contraddistinto dalla “G”. Anche perché, detto in tutta onestà, l’impresa sarebbe ardua anche per Marchiori e con risultati destinati a essere deludenti in partenza. L’idea è quella di coniugare la ricerca vera e propria con il tema della socialità virtuale, caro a milioni di persone che si trovano costantemente su Facebook e in altri social network simili. Un modo, insomma, per uscire dalla logica con cui finora tutti noi abbiamo cercato delle informazioni su internet.

Il concetto base della sperata “rivoluzione” di internet si chiama “Seek & Meet”, un’espressione che può sembrare di difficile comprensione anche se non lo è. La prima parola riguarda il fatto di poter fare una normale ricerca sul web, attraverso delle parole chiave da noi fornite, scovando così i siti e le informazioni richieste. Fin qui nulla di strano o di sconvolgente, specialmente per un utente abituato a consultare Google decine di volte al giorno.

La parte “Meet”, invece, è alquanto interessante e decisamente innovativa! Sempre con riferimento alle pagine web trovate e ritenute attinenti ai nostri scopi, sarà possibile vedere chi in quel momento sta navigando nel sito corrispondente, con la possibilità di interagire con costui. Cosa sconvolgente e al tempo stesso utile in particolari ricerche di informazioni.

Per ora Volunia è solo nella fase di sperimentazione. Infatti, possono registrarsi “soltanto” cinquemila navigatori ogni dieci minuti. Cifra non certamente bassa, ma destinata a crescere vertiginosamente quando il motore di ricerca sarà completamente disponibile nella rete web. Questo scandagliamento degli utenti è necessario per mettere a punto anche i più piccoli dettagli.

Massimo Marchiori, si diceva, non ambisce a diventare l’artefice e il protagonista di un improbabile anti-Google, essenzialmente per due motivi. Il primo riguarda l’impossibilità di combattere contro un gigante, ormai padrone del web e arciconosciuto in tutto il mondo; almeno sul suo stesso terreno di sfida. Il secondo tocca l’idea di fondo di Volunia, cioè rivoluzionare il modo di ricercare e contemporaneamente connettersi ad altri utenti, secondo la logica della condivisione di interessi comuni, che sta alla base di ogni social network a partire da Facebook.

Insomma, un grande merito va riconosciuto all’ideatore di Volunia, per la tenacia con cui ha perseguito questo obiettivo e per l’aver dimostrato che anche in Italia si possono raggiungere grandi risultati di portata mondiale! Ora speriamo che i frutti di tanto lavoro possano premiare la ricerca italiana.

Artigiani di Roma in Rete: la nuova Applicazione Smartphone

Applicazione Smartphone per Artigiani di Roma

Vi serve un idraulico per una perdita del rubinetto improvvisa? Dovete acquistare un regalo particolare e non sapete a chi rivolgervi? La moderna tecnologia applicata ai telefonini sarà di vostro aiuto grazie all’applicazione creata dal CNA Roma. L’idea segue la tendenza degli ultimi mesi, secondo cui nel comprensorio romano è cresciuta la richiesta di lavori artigiani di circa un terzo: un dato da non sottovalutare nel momento in cui la crisi economica rallenta tutti i settori produttivi.

L’applicazione è adatta sia per Apple che per gli altri smartphone Android. In poche parole, attraverso il semplice tocco sulle icone, si possono trovare in pochi secondi le prestazioni che ci occorrono. Dal pasticciere che produce panettoni fatti a mano, agli articoli di bigiotteria, fino all’elettricista per riparare l’impianto di casa nel minor tempo possibile.

L’esperimento per ora è limitato a Roma, dove si concentrano più di 2000 esercizi associati al CNA, cioè la Confederazione Nazionale dell’Artigianato. Ma nulla vieta che possa essere esteso al resto d’Italia. Terra, da tempi immemorabili, di persone che dedicano la loro vita nelle botteghe e sfruttano l’abilità manuale tramandata nelle generazioni.

Con la crisi economica che sta mettendo in ginocchio il paese e le vendite in forte calo, puntare sulla qualità e un modo per incentivare gli scambi commerciali attraverso i nuovi canali di internet. Una sorta di “passaparola” virtuale che sfrutta al meglio la comunicazione in rete!

Il web 2.0 per gestire le situazioni di crisi

Il web 2.0

Non poteva essere altrimenti, e il trend era chiaro da tempo. Il web 2.0, cioè la seconda rivoluzione della Rete che ha consentito di utilizzare file multimediali, può mettersi al servizio della pubblica utilità in situazioni di estrema emergenza. Del resto, le recenti alluvioni della Lunigiana e i dissesti che hanno cancellato scorci unici delle Cinque Terre, hanno messo in evidenza la normale propensione dei proprietari di smartphone a filmare le immagini più critiche.

La possibilità che i social network, solitamente utilizzati per scopi ludici o per comunicare con gli amici, possano divenire di supporto alla Protezione Civile è più che un’ipotesi.

Ne parla Elisa Rapisaldi, esperta di Internet, che da anni si sta impegnando nello studio della comunicazione via web e dell’indirizzamento di questa nelle situazioni di crisi. Secondo la Rapisaldi, la prima cosa da fare è separare l’aspetto emotivo, quello che porta a scattare foto o filmare avvenimenti in maniera indiscriminata, dalla raccolta vera e propria di informazioni da inviare successivamente alle autorità competenti.

L’idea è quella di creare una rete di volontari, armati di telefonino, in grado di inviare in maniera funzionale le informazioni sensibili su una frana, piuttosto che su altre situazioni di crisi nel territorio. Fornendo le sufficienti informazioni che possano attivare la macchina organizzativa dei soccorsi.

Il web 2.0, così, può “esplorare” un terreno nuovo tra i tanti in cui è entrato prepotentemente negli ultimi anni.

In Svizzera i download pirata sono legali

Download pirata legali in Svizzera

La notizia apparsa sui siti tematici è rivoluzionaria per chi da anni si è sentito in colpa nello scaricare film o documenti tramite il p2p: il Consiglio federale elvetico, infatti, ha dichiarato legali i download di file coperti da diritti d’autore. Una decisione che incoraggia i “pirati” del web, ma pone dei problemi etici dell’utilizzo della rete.

Chi conosce la situazione svizzera, con l’alta propensione a scaricare dalla rete materiale coperto da copyright e la tolleranza delle autorità governative al riguardo, non si sorprende più di tanto. La massima istituzione giudiziaria della Svizzera non fa altro che confermare le leggi scritte o materiali che finora hanno permesso a giovani e adulti di passarsi, tramite il peer to peer, film o audio di qualsiasi genere.

Ancor più sconvolgenti sono le motivazioni che, in qualche modo, legittimano questa consuetudine. Prima del diritto delle industri discografie (o dei distributori di film) a tutelare i loro prodotti, c’è quello dei consumatori che non vogliono mutare i loro comportamenti, seppur al limite dell’etica.

Ancora una volta la Svizzera si conferma come uno dei paesi più permissivi da questo punto di vista. Una frase del genere, ma con toni più piccanti, è uscita dalla bocca di alcuni distributori musicali, ricordando anche che lo Stato elvetico è lo stesso che funge da cassaforte per i capitali illegali di mezzo mondo.


    google adwords: corso gratis