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Generale

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Google a rischio evasione

Evasione Google

Il motto di Google è “non essere cattivo”, ma forse andrà rivisto nei prossimi mesi.

Sembra, infatti, che il colosso americano della ricerca on line abbia messo su una rete di società in tutto il mondo, finalizzata a sfruttare un sistema di agevolazioni fiscali che porterebbe tutti gli introiti guadagnati nel paradiso fiscale per eccellenza, le Isole Bermuda.

In effetti, qualche dubbio era già sorto quando era emerso che Google, pur vendendo in Italia, fatturasse dall’Irlanda.

Ma la situazione si è ulteriormente intricata quando si è scoperto che in Inghilterra, a fronte di oltre due miliardi di sterline guadagnati con la pubblicità, Google ha versato solo tre milioni di sterline di imposte, invece dei 190 che sarebbero stati conteggiati dal Fisco.

L’imbarazzo cresce anche perché Google è molto legata al partito conservatore britannico ed alcuni suoi esponenti sono anche consulenti del Governo: vedremo se e come la società ne verrà fuori.

Il GPS è un’arma a doppio taglio?

Navigatore satellitare GPS Tomtom

Se guardate con immenso affetto e fiducia al vostro navigatore satellitare, che riesce sempre a farvi arrivare a destinazione senza intoppi, attenzione: non tutto è come sembra.

Per molti automobilisti olandesi, infatti, il migliore amico delle loro auto si è rivelato piuttosto infingardo: la TomTom olandese, infatti, ha pensato bene di cedere i dati forniti dai propri clienti sul traffico e sui percorsi effettuati niente meno che alla Polizia locale, la quale li sta utilizzando sia per erogare salate multe agli automobilisti colti in flagrante contravvenzione, sia per rivedere la sorveglianza sulle strade a più alto tasso di violazioni.

L’Amministratore delegato di TomTom Italia si è affrettato a tranquillizzare i propri clienti, assicurando che dall’Italia non è stata effettuata alcuna cessione di dati che consenta di ricostruire e identificare il conducente del veicolo.

In ogni caso, la casa madre TomTom ha deciso di cambiare le clausole contrattuali con i propri clienti, escludendo per il futuro qualunque tipo di cessione che consenta di identificare il singolo consumatore.

Crolla l’Italia nel Ranking dello Sviluppo delle Nuove Tecnologie

Nuove tecnologie: crollo Italia nel ranking mondiale

Che non fossimo un Paese all’avanguardia in materia di nuove tecnologie era risaputo: ma che addirittura fossimo al cinquantunesimo posto nel ranking stilato annualmente dal Forum Elettronico Mondiale non ce lo aspettavamo.

Invece, dal quarantottesimo posto dello scorso anno (e dal trentottesimo posto del 2006), siamo scivolati progressivamente verso il basso, e se non possiamo competere con Svezia e Singapore, siamo anche surclassati da Paesi in via di sviluppo, come India e Malesia.

E questo ritardo non è certo passato inosservato, ma è stato oggetto di un riferimento preciso da parte del Forum: dopo le lodi a Francia e Germania, ecco arrivare la “tirata di orecchie” per Grecia e Italia, sopraffatte dalla burocrazia e dalle tasse.

A questo punto, c’è solo da sperare che questo rimprovero sia recepito dall’Italia, che si metta seriamente al lavoro per organizzare la propria evoluzione tecnologica, dietro la quale ci sarebbe anche una notevole spinta economica.

Il New York Times lancia la consultazione Web a pagamento

Web a pagamento su New York Times

Sembra essere in via di declino la gratuità dell’informazione on line, almeno per quanto riguarda le testate giornalistiche più blasonate.

Dopo il tentativo già eseguito nel 2007, poi avviato ad una brusca chiusura, nonostante i buoni spiragli di successo, il New York Times, infatti, ci riprova a subordinare la consultazione degli articoli del proprio sito web al pagamento di un abbonamento.

La formula scelta è il cd. soft paywall, secondo cui il pagamento per la consultazione scatterà dopo il ventesimo articolo visionato: resta, dunque, un margine di gratuità, seppure abbastanza risicato.

Il prezzo dell’abbonamento dipende dalle modalità di consultazione: quello più ampio, che comprende la possibilità di leggere gli articoli da computer, da smartphone e da Ipad, costerà ben 455 dollari all’anno (un bel salto, rispetto ai 50 euro l’anno richiesti nel 2007).

Sarà però possibile ottenere cifre più ridotte, limitando la consultazione al solo Ipad o al solo smartphone.

Huffington Post arriva in Europa

Huffington Post Europa

Dopo la pubblicizzatissima acquisizione da parte di America On Line, l’Huffington Post, celebre aggregatore di news statunitense, si appresta a sbarcare in Europa.

E’ la stessa fondatrice del network, Arianna Huffington ad annunciarlo: precisamente, da giugno, la multitestata giornalistica aprirà anche nel Regno Unito.

Le modalità operative saranno le stesse che finora hanno decretato il successo dell’Huffington Post: un gruppo di giornalisti professionisti retribuiti a fare da colonna portante ed una moltitudine di blogger amatoriali, che continueranno a non essere retribuiti.

Questo, nonostante le polemiche innescate proprio dai blogger, che avevano avanzato pretese retributive, dopo l’iniezione di liquidità conseguente all’acquisizione.

Per loro, resta valida la risposta della Huffington, secondo la quale la visibilità che ottengono con la collaborazione al network è una retribuzione soddisfacente.

Raccolta di firme per calmierare il prezzo dei DVD

DVD, raccolta firme per abbassare prezzi

Ha fatto molto discutere la raccolta di firme avviata da un gruppo di consumatori lo scorso 3 febbraio durante il Lift11 Conference.

I firmatari della petizione (dal titolo molto eloquente, don’t make me steal, non farmi rubare) hanno seguito una linea di pensiero lineare e assolutamente condivisibile, o quanto meno ampiamente condivisa, visto che la raccolta firme fino ad ora ha convinto circa quindicimila persone.

Il discorso è questo: l’industria cinematografica si affanna da anni a combattere la pirateria, ma il problema non è contrastare i metodi di download illegale (bloccato quello più in voga, infatti, ne nasce subito uno alternativo), bensì convincere i consumatori a non aderire a sistemi illegali.

Per farlo, bisogna fare in modo che il costo del download illegale (in termini economici, di rischio di essere scoperti e di attività da svolgere) sia inferiore a quello del download legale.

Ed ecco i punti in cui si articolano le richieste dei firmatari della petizione: i prezzi di noleggio o di acquisto di contenuti originali dovrebbe essere contenuto (il noleggio dovrebbe costare 1/3 del biglietto del cinema, l’acquisto quanto il biglietto del cinema, l’abbonamento mensile quanto tre biglietti del cinema).

Inoltre, i film dovrebbero essere commercializzati in tutte le lingue in cui sono stati prodotti e dovrebbero essere personalizzabili dagli utenti con i sottotitoli da loro preferiti.

I contenuti, poi, dovrebbero essere privi di pubblicità (abbiamo già pagato per vederli, perché dobbiamo sopportare un ulteriore costo?) e dovranno essere visibili illimitatamente.

Staremo a vedere se i produttori si lasceranno convincere.

Tutti prigionieri del Lavoro per colpa della Tecnologia

La tecnologia e il lavoro

Per non arrivare troppo indietro nel tempo ai nostri nonni, i nostri genitori, parlando delle innovazioni tecnologiche, ci dicono che il progresso ci ha cambiato la vita.

Il fatto è che, analizzata bene la situazione, non siamo più così certi che il cambiamento abbia una connotazione positiva.

Pensiamo alle e-mail consultabili dai nostri palmari o dai cellulari: se è vero che adesso è molto più immediato tenersi in contato con il resto del mondo, è anche vero che però il resto del mondo non ci dà più pace, e ci ritroviamo alle 10 di sera ad attendere una e-mail o a rispondere ad un cliente.

Ciò che, solo qualche anno fa, avremmo fatto comodamente il giorno dopo dall’ufficio.

Siamo nell’era della 24 hours economy: l’orario d’ufficio si dilata e si prolunga, seguendoci a casa e nel nostro tempo libero.

Parallelamente, diminuisce però la qualità del lavoro: sebbene supportato dalla tecnologia, il nostro cervello è rimasto lo stesso di qualche anno fa e quindi mal tollera il lavoro ininterrotto.

Ed ecco che si moltiplicano gli errori di ortografia, le mail inviate al destinatario sbagliato ed il rallentamento nella comprensione.

Il consiglio è uno solo: darsi un orario limite e dopo di esso staccare, irrimediabilmente.

Tv On Demand via Web: il futuro della Televisione

Tv On Demand sul Web

In principio c’era Sky e i primi canali on demand: esclusi dal pacchetto dell’abbonamento, consentivano di acquistare singoli eventi e di fruirne quando più era comodo.

Poi sono arrivate le Tv via fibra o linea ADSL, come la TV di Fastweb, che con un piccolo contributo mensile proponevano un bouquet di trasmissioni on demand più ulteriori eventi o film acquistabili separatamente.

Recentemente, è arrivata Mediaset Premium Net TV, che consente a tutti gli abbonati Mediaset Premium di vedere sul pc via Web una serie di contenuti dedicati.

Ma negli USA sono già più avanti rispetto alla vecchia Europa: oltre a Hulu del solito Murdoch e a Netflix, ha fatto il suo ingresso sul mercato la Tv di Amazon.

Quanto all’hardware, in Italia possiamo contare sull’Apple TV di Apple e su Qriocity, la piattaforma multimediale accessibile dai TV color Sony.

Su internet, quindi accessibili via pc, oltre a Mediaset e alla Rai, anche La7 sta lanciando una serie di contenuti on demand.

Ne vedremo, quindi, delle belle.

Cubomusica: Sito per la Musica dedicato ai clienti Telecom Italia

Cubomusica per i clienti di Telecom Italia

Telecom Italia dedica ai propri clienti ADSL una nuova offerta: si tratta dell’accesso al portale www.cubomusica.it, dove grazie agli accordi siglati con tutte le maggiori etichette italiane, sono disponibili in streaming oltre 4 milioni di brani musicali.

I brani saranno fruibili in streaming ed anche ordinabili in proprie playlist personali.

L’accesso al portale, basato sul riconoscimento automatico del cliente Telecom, sarà gratuito fino al 10 giugno 2011: dopo tale data, sarà possibile, dietro pagamento di un canone mensile, scegliere un abbonamento commisurato alle proprie esigenze.

Per ora le scelte ipotizzate sono tra abbonamenti con streaming illimitato e abbonamento con streaming e possibilità di download.

Il download avverrà in formato DRM free, quindi trasferibile anche a dispostivi diversi dal pc.

Tassa di Concessione Governativa: la Class Action della Valle d’Aosta

Class Action tassa di concessione governativa Valle d’Aosta

Come sa chi ha scelto di avere un abbonamento con il proprio operatore di telefonia mobile, uno dei costi a fondo perduto è la tassa di concessione governativa: non solo non se ne comprende la ragione, ma neppure la destinazione ed intanto ogni mese ci vengono sottratti 5,16 euro.

Adesso, però, le cose potrebbero cambiare: tutte le pubbliche amministrazioni della Valle d’Aosta (i comuni, le comunità montane e il Consorzio del Bacino Montano) hanno, infatti, avviato un’azione civile di gruppo nei confronti dell’Agenzia delle Entrate.

I ricorrenti lamentano, in particolare, l’illegittimità della tassa di concessione governativa (prerogativa, peraltro, solo del nostro Stato), a fronte di quanto disposto dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, secondo cui il balzello sarebbe dovuto solo dalle aziende.

Gli enti pubblici ricorrenti, quindi, sostengono di non essere equiparabili alle aziende e quindi di non essere tenuti al pagamento dell’odiosa imposta.

Il verdetto dell’Agenzia delle Entrate è atteso per i primi di marzo e, se dovesse essere adesivo alla tesi dei ricorrenti, darebbe il via ai ricorsi di tutti i privati cittadini detentori di abbonamenti con operatori di cellulari (ancor meno equiparabili alle aziende, rispetto agli enti pubblici): staremo a vedere!


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