2011 July

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Casino, tempi duri per il Poker su Facebook

Poker Casino su Facebook

Facebook oltre a permettere di chattare con persone care ed amici, presenta anche una serie di applicazioni molto interessanti, di cui le più famose recanti il celebre marchio Zynga. Se avete mai giocato a Mafia Wars, Farmville, Cafè Wolrd, sapete di cosa sto parlando. C’è però un’altra applicazione degna di nota, che richiama moltissimi iscritti al celebre social network portandoli a giocare attivamente e spesso anche all’acquisto. Sto parlando di Texas HoldEm Poker, l’applicazione di Zynga più giocata se si parla di casino, il cui successo fino a poco tempo fa era molto affermato e non accennava a diminuire.

Se avete seguito qualche news riportata ultimamente riguardo alla Zynga, forse avrete ben chiaro quello a cui mi sto riferendo, parlo infatti del recente utilizzo dei Bot, dei software con i quali molti utenti sono stati ingannati. Il codice ingannevole, abbinato ad una buona conoscenza della matematica e pochi scrupoli ha permesso a molti utenti di giocare e occupare virtualmente una sedia ad un qualsiasi tavolo di gioco senza essere lì fisicamente e questo ha tratto in inganno molti giocatori che, dopo aver scoperto il trucco, non hanno esitato a scagliarsi contro la Zynga e a giudicare pesantemente il pessimo livello di prevenzione da attacchi di questo tipo.

Per questo motivo ora la Zynga non potrà fare altro che abbassare la testa e cercare di rimediare al danno fatto scusandosi e cercando di ripristinare l’applicazione com’era all’inizio e, molto probabilmente, provvederà ad adottare misure di sicurezza più avanzate per avere una protezione in più di fronte a tutti i “furbi” che tradiscono la fiducia di onesti player. Questo rischio per fortuna difficilmente colpirà i veri Poker Online, dal momento che godono di sistemi di copertura e di controllo molto più sicuri, con firewall decisamente meno accessibili rispetto a quelli normali di un’applicazione di Facebook: non abbiate paura quindi, e continuate a giocare come sempre, i vostri risparmi e la vostra sicurezza saranno garantiti.

Il Cash Game arriva anche da noi!

Il cash game poker arriva in Italia

Chi sostiene che l’Italia non stia al passo coi tempi non dice una grossa bugia, ma dipende solo dall’ambito.

Quando si tratta di poter aumentare le entrate dello stato si impiega poco a modificare le leggi e i regolamenti, dal 18 luglio di quest’anno infatti la regolamentazione del gioco del poker online in modalità cash ha subito una forte variazione. Esisteranno perciò i siti con il dominio .it , permettendo così la legalizzazione del gioco da tavolo in rete.

È di sicuro una grande svolta dal punto di vista sia dei giocatori sia delle room, che ospitano da molto tempo giocatori incalliti che si sono stufati del solito “sit and go” con chips virtuali.

Tale modifica permetterà un business che si aggira verso i 20 miliardi l’anno, una cifra vertiginosa se si pensa ai 5 miliardi fatti nel 2010.

Di sicuro si prospetta un periodo roseo per chi fornisce questi servizi, ma allo stesso tempo bisognerà preoccuparsi del solito fenomeno del gioco d’azzardo, cioè il rischio che si diventi dipendenti e che si sperperi una vera e propria fortuna con un click. Proprio per questo l’ AAMS, le room e lo stato introdurranno paletti per evitare la febbre del gioco, ponendo limiti di deposito massimo giornaliero, facendo firmare un contratto e impedendo agli adolescenti di potersi inserire se non maggiorenni tramite convalida del proprio conto.

C’è da dire che ci sarà di sicuro una diminuzione di visite ai siti .com e ancora meno quelle fisiche nei casinò, si vedrà in seguito come il mercato potrà reagire a questa novità. Ciò che è sicuro è che ci sarà un aumento incredibile di giocatori di poker, d’altronde ormai il Texas Hold’em è l’indiscusso vincitore del gioco online.

Che dire allora, se non : Buon cash game!

Con Breath Bird Twitter è davvero per tutti

App Breath Bird per Twitter

Tra le tante app, più o meno inutili, spicca nell’App Store questa Breath Bird (letteralmente, il respiro dell’uccellino), dedicata alle persone disabili, che vogliono utilizzare Twitter.

Per adesso dedicata solo all’Ipad e al social network minimal chic, l’applicazione gratuita si distingue per il suo orientamento volenteroso, di garantire l’accesso all’insostituibile mondo social anche a chi è meno fortunato.

L’applicazione funziona sulla base del respiro, tramite il quale possiamo -su un rullo scorrevole- selezionare la riga e poi la lettera che ci interessa: sembra un po’ macchinoso, ma dal web assicurano che dopo un minimo adattamento, si diventa subito più pratici.

Adesso, ci si aspetta che l’uso di questa app Breath Bird si estenda a tutti i dispositivi ed anche ad ulteriori social network, in primis Facebook.

Agatha, il Software dell’Hacker buono

Reda Cherqaoui hacker software Agatha

Come nei migliori film, non tutti i cattivi hanno la maschera nera e il cuore di pietra: ci sono anche dei cattivi, che in fondo sono buoni.

Apparterrebbe a questa categoria Reda Cherqaoui, anni 22, di origine egiziana.

Questo ragazzo dal viso angelico, quatto quatto (è il caso di dirlo), avrebbe violato Facebook e la sua -a questo punto sempre più eterea- cortina di sicurezza per accaparrarsi dati personali, immagini e video di oltre 80.000 utenti.

Reda, che ha agito tramite un software da lui elaborato e chiamato Agatha, in ossequio ad uno dei personaggi principali del romanzo Minority Report, avrebbe violato il sito di Mark Zuckerberg per mero scopo dimostrativo: evidenziare, cioè, la profonda vulnerabilità del social network più cliccato, come già aveva fatto con Ebay ed Hotmail.

Il messaggio lanciato da Reda, peraltro, dovrebbe sensibilizzare non solo i proprietari dei siti, ma anche noi utenti, che dovremmo pensarci due volte prima di affidare i nostri dati a chiunque non è in grado di custodirli come meritano.

Social Network: fra i due litiganti potrebbe godere un terzo

Social Network Tulalip Microsoft

Si parla molto della guerra innescata da Google+ contro Facebook, ma potrebbe esserci un terzo soggetto a complicare le cose.

Nella fattispecie, sul sito socl.com è comparsa per qualche minuto la schermata relativa a Tulalip, che potrebbe essere il social network di casa Microsoft.

Con una interfaccia simile a quelle di Windows Mobile 7 e Windows 8, rispettivamente il sistema operativo per i dispositivi mobili e per i pc, promette di aiutare l’utente a trovare tutto quello che cerca, sembrando più che altro in contrasto con lo storico ruolo svolto da Google.

Ad avvalorare questa tesi, ci sarebbero dei pulsanti di condivisione per pubblicare contenuti o notizie su Twitter e Facebook: segno del fatto che probabilmente tra questi due soggetti e Microsoft si sta materializzando un’alleanza contro il gigante del web.

Per adesso, l’azienda di Bill Gates si è affrettata a rimuovere la pagina e a pubblicare un messaggio di ringraziamento per la visita, assicurando che si trattava di un progetto interno di ricerca.

Il Lavoro corre sul Web

Ricerca di lavoro sul web

Se pensate che per trovare posto di lavoro, il curriculum sia tutto, vi sbagliate: le vostre competenze, infatti, continuano a contare, ma sono vane se non accompagnate dal giusto modo di proporsi e dal giusto giro di contatti.

Nulla di nuovo, direte voi: ma la Rete ormai offre possibilità pressochè infinite per moltiplicare le possibilità di farvi notare, tanto che la Kelly Services, società specializzata nella ricerca di lavoratori interinali, ha commissionato uno studio all’esito del quale si è scoperto che il 30% dei lavoratori in cerca di impiego trovano una sistemazione grazie al web.

Anzitutto, grazie ai social network qualificati come Linkedin: molti cacciatori di teste e dirigenti di aziende, dopo aver ricevuto la vostra candidatura, vi cercano lì, e se non vi trovano, per voi è un punto in meno.

Ma il web può diventare anche un’arma a doppio taglio, per cui, se proprio non potete fare a meno di rendere pubblico il vostro profilo su Facebook, quanto meno evitate di scrivere post razzisti o volgari.

Ancora: utilizzate le informazioni disponibili sul web e relative all’azienda presso cui vi candidate per personalizzare il vostro curriculum, ma occhio a non inventare nulla, perché la sincerità paga sempre e -soprattutto- le bugie hanno le gambe corte.

Amazon pronta a lanciare il suo Tablet

Il Tablet di Amazon

Amazon non si accontenta del Kindle e lancia una sfida ad Apple: almeno secondo il Wall Street Journal, sembrerebbe che il colosso dei libri, ed in generale delle vendite on line, visto che il suo magazzino si arricchisce ogni giorno di nuovi prodotti, voglia lanciare un suo tablet, per dichiarare guerra a Steve Jobs proprio sul territorio dei dispositivi, a lui tanto caro.

Questo tablet di Amazon, di cui si sa soltanto che non avrà la macchina fotografica, userà come sistema operativo Android di Google: il che la dice lunga sugli assetti delle major del web.

Pare, infatti, che l’anti Ipad sarà completamente tarato sulle applicazioni Android e sulle funzionalità supplementari di Google, così da costituire una vera e propria minaccia per il povero Jobs.

John Green e il Libro che non c’è

Libro venduto ma non ancora scritto da John Green

John Green era, fino a qualche giorno fa, un autore di libri per bambini: uno dei tanti, per la precisione.

Poi, qualcosa è cambiato: e questo qualcosa riguarda, inevitabilmente, i social network.

Green, infatti,  pochi giorni fa ha reso noto su tutti i maggiori social network -Facebook, Twitter, Tumblir, Youtube, ecc.,- il titolo del suo prossimo libro, impegnandosi ad autografare le copie acquistate in preordine.

Immediato è stato il riscontro dal web: dopo poche ore, il libro di Green era in cima alla classifica dei libri più venduti.

Piccolo particolare: il libro -allo stato- non esiste, nel senso che c’è un impegno dell’autore con il proprio editore a scrivere un libro e -come detto- un titolo ed un’ipotetica trama. Ma Green non ha scritto neppure una riga.

L’episodio, oltre a fare felice l’editore, che già progetta una tiratura record per l’opera nascitura, dimostra una volta di più il grande e straordinario potere mediatico del web e dei social network.

Nuovo black out su Aruba

Aruba, ancora black out

Il 2011 è un anno nero per il provider italiano Aruba, con sede ad Arezzo: dopo l’incendio sviluppatosi ad inizio d’anno, nei giorni scorsi si è verificata una nuova interruzione dei servizi, questa volta per motivi imprecisati.

Il buio è durato circa due ore, creando disagi a tutti coloro che hanno il proprio sito web con base Aruba: non ultima, la Nokia, che si è vista oscurare il sito.

Prendendo spunto da quanto avvenuto a seguito dell’incendio di aprile, ci si aspetta che anche in questa occasione il provider di domini e hosting si impegni a risarcire i danni ai propri utenti: tuttavia, le voci ufficiali sono ancora silenti e da più parti si paventa una class action, che sarebbe capitanata dall’ADOC, una delle maggiori associazioni italiane dei consumatori.

Certo è che gli utenti danneggiati sono svariate migliaia, di piccola e media entità e che il disservizio difficilmente passerà inosservato.

Negli USA si prevede l’interdizione per i Download in violazione del Copyright

Per la violazione del copyright prevista l’interdizione per i download

Quello che da più parti si paventava è infine arrivato: negli Stati Uniti è stato siglato un accordo tra l’industria discografica ed i provider telefonici, in base al quale questi ultimi dovranno vigilare sui propri utenti, sanzionandoli nel caso di download di file in violazione del copyright.

Le sanzioni, in particolare, andranno da un semplice avvertimento via e-mail alla progressiva riduzione della banda di navigazione, fino alla completa interdizione dalla connessione ad internet, in una progressiva escalation, che prevede sei step.

Ora il rischio è che anche in Italia si arrivi a soluzioni simili, coperte esclusivamente dal divieto per i provider di rivelare a chiunque i nomi dei propri utenti “indisciplinati”: è un rapporto, quindi, che permane tra gestore e utente, in ossequio alla privacy e al divieto di delazione, principi entrambi riconosciuti dal nostro ordinamento.


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