2011 March
Rete Mobile: tante velocità e tante offerte
Il collegamento alla rete tramite i dispositivi mobili si sta diffondendo sempre di più: ma qual è la velocità oggi raggiungibile con una chiavetta internet?
Le categorie di velocità sono 7 mbps, 14 mbps, 21 mbps e 42 mbps.
Lo standard medio nella fase attuale è di 14 mbps: una velocità discreta, che permette di navigare, ma registra qualche problema in fase di download o upload.
L’operatore Vodafone, allo stato attuale, garantisce a Roma e a Milano una connessione a 42 Mbps ed è l’unico operatore che ha finora raggiunto questa velocità.
Tre Italia, attualmente assestato su 4 Mbps, promette di raggiungere la velocità massima entro fine anno (almeno per il 50% della copertura), senza passare per la fase intermedia dei 21 Mbps.
Wind e Tim, invece, hanno ancora alcune zone a 7 Mbps e contano di arrivare ai 14 per tutta la copertura entro fine anno, nonché di sperimentare almeno nelle grandi città velocità ancora maggiori.
In quest’epoca di continui mutamenti, quindi, è opportuno non legarsi troppo ad un singolo operatore, ma tenere gli occhi aperti e seguire le pulsazioni delle offerte.
Raccolta di firme per calmierare il prezzo dei DVD
Ha fatto molto discutere la raccolta di firme avviata da un gruppo di consumatori lo scorso 3 febbraio durante il Lift11 Conference.
I firmatari della petizione (dal titolo molto eloquente, don’t make me steal, non farmi rubare) hanno seguito una linea di pensiero lineare e assolutamente condivisibile, o quanto meno ampiamente condivisa, visto che la raccolta firme fino ad ora ha convinto circa quindicimila persone.
Il discorso è questo: l’industria cinematografica si affanna da anni a combattere la pirateria, ma il problema non è contrastare i metodi di download illegale (bloccato quello più in voga, infatti, ne nasce subito uno alternativo), bensì convincere i consumatori a non aderire a sistemi illegali.
Per farlo, bisogna fare in modo che il costo del download illegale (in termini economici, di rischio di essere scoperti e di attività da svolgere) sia inferiore a quello del download legale.
Ed ecco i punti in cui si articolano le richieste dei firmatari della petizione: i prezzi di noleggio o di acquisto di contenuti originali dovrebbe essere contenuto (il noleggio dovrebbe costare 1/3 del biglietto del cinema, l’acquisto quanto il biglietto del cinema, l’abbonamento mensile quanto tre biglietti del cinema).
Inoltre, i film dovrebbero essere commercializzati in tutte le lingue in cui sono stati prodotti e dovrebbero essere personalizzabili dagli utenti con i sottotitoli da loro preferiti.
I contenuti, poi, dovrebbero essere privi di pubblicità (abbiamo già pagato per vederli, perché dobbiamo sopportare un ulteriore costo?) e dovranno essere visibili illimitatamente.
Staremo a vedere se i produttori si lasceranno convincere.
Tutti prigionieri del Lavoro per colpa della Tecnologia
Per non arrivare troppo indietro nel tempo ai nostri nonni, i nostri genitori, parlando delle innovazioni tecnologiche, ci dicono che il progresso ci ha cambiato la vita.
Il fatto è che, analizzata bene la situazione, non siamo più così certi che il cambiamento abbia una connotazione positiva.
Pensiamo alle e-mail consultabili dai nostri palmari o dai cellulari: se è vero che adesso è molto più immediato tenersi in contato con il resto del mondo, è anche vero che però il resto del mondo non ci dà più pace, e ci ritroviamo alle 10 di sera ad attendere una e-mail o a rispondere ad un cliente.
Ciò che, solo qualche anno fa, avremmo fatto comodamente il giorno dopo dall’ufficio.
Siamo nell’era della 24 hours economy: l’orario d’ufficio si dilata e si prolunga, seguendoci a casa e nel nostro tempo libero.
Parallelamente, diminuisce però la qualità del lavoro: sebbene supportato dalla tecnologia, il nostro cervello è rimasto lo stesso di qualche anno fa e quindi mal tollera il lavoro ininterrotto.
Ed ecco che si moltiplicano gli errori di ortografia, le mail inviate al destinatario sbagliato ed il rallentamento nella comprensione.
Il consiglio è uno solo: darsi un orario limite e dopo di esso staccare, irrimediabilmente.
Sul Mercato dei Media conquista sempre più spazio il Web
Come ogni anno, il Politecnico di Milano ha stilato una classifica dei media italiani.
Ne emerge un quadro abbastanza multiforme, in cui cresce il ruolo di internet e degli smartphone, resta stabile, con un lieve incremento la TV e perde terreno la carta stampata: questo se parliamo di ricavi generati.
Se però passiamo a valutare il peso dei singoli media, una grossa fetta viene ricoperta dalla TV e dalla carta stampata, mentre il web, le radio e la telefonia mobile si accontentano degli spiccioli.
Questo perché il mondo della pubblicità trova ancora principale diffusione attraverso i canali tradizionali.
Qualcosa tuttavia sta cambiando: innanzitutto, la televisione sta ampliando la sua piattaforma di diffusione, attraverso i nuovi canali del digitale terrestre, da una parte, e le smart Tv (che si collegano al web) dall’altra.
In secondo luogo, i social network, e Facebook in particolare, stanno conquistando lentamente sempre più quote di mercato.
Le stesse riviste stampate, dal canto loro, stanno lentamente trasmigrando su palmari e tablet.
Non stupisce, dunque, che tutti i maggiori editori di pubblicità stiano diversificando la loro offerta in misura sempre maggiore.
La Lingua Araba si trasforma per il Web
Sul web nasce una nuova lingua: si chiama arabizi, aralish, chat arabe o arabis e le sue radici affondano sino a vent’anni fa.
All’epoca, infatti, le tastiere arabe erano poco diffuse ed anche difficili da trovare e i giovani arabi escogitarono questo linguaggio alternativo, che consiste in un adattamento dei suoni arabi all’alfabeto latino.
Ovvio che la trasformazione non è mai molto attendibile, ma piuttosto verosimile, ragione per cui l’arabish è diventato un vero e proprio codice di comunicazione.
Anche oggi, che le tastiere di lingua araba sono diffuse (regimi oscurantisti permettendo), questa lingua resta viva sul web, anche se a volte contornata da risvolti abbastanza antitetici ai motivi che ne hanno determinato la nascita: spesso, infatti, viene utilizzata dai gruppi fondamentalisti per la loro propaganda.
Biblioteche ed Editori si contendono gli E-books
Il boom degli e-books rischia di innescare un’aspra polemica tra biblioteche ed editori.
Mentre fino ad ora per il noleggio dei libri elettronici è valso lo stesso principio utilizzato per quelli cartacei, per cui, una volta comprato il libro, può essere ceduto a noleggio dalla biblioteca ai suoi utenti per infinite volte, adesso le cose potrebbero cambiare.
Harpercollins, infatti, un editore americano, ha recentemente limitato l’uso dei propri e-books acquistati dalle biblioteche a soli 26 noleggi: con indiscutibili ripercussioni sui costi per le biblioteche e sui prezzi di noleggio.
Bisogna solo sperare che questa decisione non sia seguita anche da altri editori.
Internet Explorer 9: alla ricerca degli utenti perduti
15 marzo 2011, il giorno di lancio di Internet Explorer 9: il browser di Microsoft dopo due anni si rifà il look e promette agli utenti di Vista e Windows 7 novità mai viste, che li faranno tornare nuovamente alla base, dopo gli alterni passaggi a Chrome e a Firefox.
L’interfaccia grafica è molto semplificata: solo i pulsanti essenziali (avanti, indietro, home e aggiorna) e la barra degli indirizzi, tutti su un unico livello, e molto più spazio per visualizzare le pagine.
La barra degli indirizzi è multifunzione: serve a digitare il sito che vogliamo visitare, a cercare su Google o altri motori di ricerca o sul pc.
La velocità è massima: Internet Explorer 9, infatti, non sfrutta il processore del pc, ma il processore video, quindi è molto più reattivo.
La privacy è garantita con la funzione “Protezione da monitoraggio” impedisce ai siti di memorizzare le nostre abitudini di navigazione per inviarci pubblicità indesiderata.
Infine, è possibile memorizzare i nostri siti preferiti come icona sul desktop o nel menu avvio, per visualizzarli più facilmente.
Ora, non resta che vedere tutte innovazioni alla prova dei fatti.
Da Aol-Huffington Post arriva il cofondatore di Twitter
E’ proprio vero che piove sempre sul bagnato: così, dopo la fusione tra America On Line e Huffington Post ed il brusco licenziamento di circa 1.000 dipendenti, ora viene alla luce la notizia che il nuovo gigante dell’editoria americano avrebbe assoldato Biz Stone, come manager dedicato al “social impact” della nuova creatura.
In altri termini, Stone, cofondatore di Twitter, dovrebbe occuparsi di incanalare la comunicazione del nuovo nato anche verso il sociale, sostenendo campagne di solidarietà e proponendo nuovi temi di riflessione in materia.
Più prosaicamente, questo incarico consentirà a Stone di ricevere un sostanzioso pacchetto di azioni AOL e distoglierà l’attenzione da altre assunzioni eccellenti (e strapagate), fatte proprio all’indomani dei ricordati licenziamenti.
Insomma: il nuovo Big One dell’editoria sembra più che altro un mostro a due teste. Vedremo come si evolverà in futuro.
Anche Amazon si lancia nel settore Tablet
Sembra che la Apple abbia un nuovo nemico da temere nel mondo dei tablet: il suo Ipad 2, infatti, potrebbe essere presto insidiato da un dispositivo marchiato Amazon: non più solo una partnership per i contenuti, come quella con Kindle, ma un vero e proprio tablet di propria produzione.
Lo scopo è certamente quello di arginare lo sconfinamento di Apple, che con il suo Ibook sta mangiando fette di mercato sempre più consistenti al colosso americano.
Ma altrettanto certamente è stato fiutato il momento d’oro che il mercato degli e-books sta vivendo e, visto che Amazon dispone degli strumenti e del denaro per realizzare l’investimento, ha deciso di lanciarsi.
Per ora sono solo rumors, ma la notizia ufficiale non dovrebbe tardare ad arrivare.
Social Network come Strumenti di Lavoro
Se fino a non molto tempo fa le aziende avevano avviato una feroce lotta contro i social network, che venivano inibiti ai dipendenti attraverso i filtri informatici, in quanto ritenuti fonte di distrazione e deconcentrazione sul lavoro, sembra che adesso qualcosa stia cambiando.
Dismessi i panni del divertimento e della superficialità, ora vestono i panni business e si propongono come strumento di cooperazione aziendale.
Non si tratta, ovviamente di Facebook, Twitter e simili, ma di social netwotrk specificamente orientati al business, che permettono di sapere su quali progetti sta lavorando il collega, quali sono le mansioni di un altro dipendente della nostra stessa azienda, o addirittura di conoscere a che punto è la presentazione a cui sta lavorando il nostro fornitore.
I business social network più accreditati sono attualmente Jive, Jammer e Flowr e siamo certi che ne sentiremo parlare sempre di più.
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