2007 April

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Numero verde Sky: 800-167 166

Forse non lo sapete ma Sky è probabilmente una delle aziende con il peggiore servizio clienti che possa esistere.
Non perchè gli addetti siano imprepararti o scortesi (ma può essere), ma semplicemente perchè il numero dell’assistenza Sky è a pagamento.

Quindi oltre a pagare un lauto abbonamento dovete pagare anche per ricevere assistenza. Infatti il numero del servizio clienti è 199 100 400. Numerazione speciale a pagamento.

A Quanto pare è scappata fuori l’esistenza di un numero verde che non viene divulgato o menzionato da Sky in nessun modo.

Il numero è 800 167 166

In futuro vi consiglio di usare questo per le vostre richieste di assistenza.

Trouble outside Old Trafford

Se smettessimo di partecipare che fine farebbe il Web 2.0?

Ma questo web 2.0 dove sta? Si fa molto parlare della transizione dall’idea che abbiamo attualmente del web (sembra che ora sia 1.5) ad un nuovo concetto definito Web 2.0. Partiamo dal presupposto che il Web 2.0 sia una cosa certa. Anche se in realtà se ne parla molto ma le idee chiare ce le hanno in pochi. Partiamo dal presupposto che il web 2.0 è prossimo e che non è una grande strategia degli esperti di marketing.
Abbiamo uno scenario dove noi tutti ci conosciamo grazie al social networking. Dove possiamo esprimere le nostre idee, essere editori di noi stessi, grazie all’esplosione dei weblog. Abbiamo un web dove tutti si prodigano per condividere le proprie conoscenze. I wiki sono uno strumento diffusissimo. La collaborazione è ai massimi livelli. La spinta dal basso è impetuosa e inarrestabile. Finalmente il web è “Tutto intorno a te”, parafrasando una simpatica ragazza che viene dall’Australia. Il web intorno a te è la vera intuizione. Dove gli utenti son i motori delle piattaforme e le applicazioni diventano svincolate ed universali.
Prendiamo ad esempio due realtà che vengono definite come un buon esempio di web 2.0. Ebay e Youtube. Mentre Youtube è una startup aggiudicata da Google a peso d’oro, Ebay è più anzianotta.
Il modello su cui si basa Ebay è semplice. Gli utenti decidono i venditori che meritano fiducia. Il sistema si regola automaticamente in base alle preferenze degli utenti. Il sistema di controllo sulla qualità sono gli utenti stessi. Questo è un chiaro esempio 2.0, ma il fatto che sia un modello affermato da anni mette in crisi l’idea stessa del Web 2.0. Esisteva prima ancora che se ne parlasse?
Una analogia può essere fatta per Amazon. In molti vendono libri online. Solo Amazon è riuscita a creare una rete di recensori (leggi utenti) che contribuiscono a promuovere gli scrittori migliori. La spinta viene dal basso. Chi scrive un pessimo libro viene escluso. Chi scrive bene viene premiato dai commenti dei lettori-visitatori-acquirenti e ottiene pubblicità.
Per Youtube il modello di business è semplice. Gli utenti caricano i propri video e altri utenti li guardano. Una specie di tv con contenuti on-demand. Gli utenti decidono i video migliori che otterranno ancora maggior consenso.
Queste piattaforme Ebay, Youtube, Amazon non necessitano di rilasciare nuove release perché vivono in un mondo web-based e svincolate dalla piattaforma software. Non necessitano di aggiungere contenuti perché sono gli utenti a farlo per loro. La fame di novità, la capacità di condividere, la volontà di esprimere un giudizio muove questi ecosistemi.
Viene spontaneo un parallelo con il movimento del free-software. Ci sono migliaia di pacchetti software rilasciati con licenza gratuita utilizzabili da chiunque. Il codice di questi software è scritto e aggiornato da volontari sparsi in giro per il mondo che grazie alle reti sociali condividono la propria esperienza e migliorano le versioni. Perché gli sviluppatori lavorano ad un progetto che è gratuito e non produce guadagno per loro? Perchè gli utenti di Youtube caricano i propri video e determinano il successo di una simile piattaforma di condivisione?
Probabilmente viviamo in un mondo dove l’ego spiccato degli utenti viene soddisfatto con quelli che sono le parole chiave del Web 2.0: condvisione e partecipazione. Viviamo in una società fortemente egocentrica. Una piccola forma di protagonismo ci spinge a commentare l’ultimo libro letto su Amazon oppure ad editare qualche voce su Wikipedia. Però gli utenti non ci guadagnano niente. Ebay ed Amazon si. Anche la stessa Mozilla Foundation, artefice del browser Firefox, incassa ricchi assegni dai finanziatori. In molti contribuiscono gratuitamente a migliorare il codice di Firefox, sicuramente senza nessuna renumerazione. I soldi non sono tutto, è vero. La ricerca della gloria personale ha un valore molto più alto del mero guadagno. Ma è questo che spinge tutti noi a diventare collaboratori, revisori e recensori di prodotti? Magari è una solo una moda che si appoggia a termini “cool” come Web 2.0, Syndication e Social Networking. Rende maggiormente interessanti e la nostra ricerca di egocentrismo che ci spinge a tutto questo senza interessarci del guadagno che le aziende traggono da noi?
Ebay è diventata una multinazionale milionaria grazie all’importanza del feedback. Ognuno di noi potrebbe acquistare un prodotto senza lasciare il feedback. Se non ci fosse il feedback però nessuno riuscirebbe a discriminare i venditori corretti dai truffatori. Ognuno di noi in questo caso fornisce un servizio ala collettività. Il funzionamento di una comunità come Ebay è basato sulla spinta dal basso. Ma chi ha i guadagni migliori? Ebay, non credete. E se tutti noi smettessimo di partecipare? Niente feedback niente Ebay.
Anche per Youtube vale la stessa cosa. Se accendiamo la televisione e vediamo gente che senza vergogna fa di tutto pur di apparire sullo schermo. Youtube realizza questo nostro desiderio decentralizzando la tv. Ma perché gli utenti contribuiscono? Siamo tutti tecno-voyeur e qualcuno è riuscito a sfruttare questa nostra necessità di essere è protagonisti. Perché in questo caso la parola giusta è protagonismo. Il protagonismo nel Web 2.0 diventa partecipazione e condivisione. E grazie al nostro protagonismo gli ideatori di Youtube hanno intascato 1,65 miliardi di dollari. Ma cosa è venuto in tasca agli utenti? Però il modello di Youtube non sembra andare in crisi. Anzi continua a crescere.
Ma allora il Web 2.0 significa sfruttare la nostra socialità e la capacità degli utenti di creare e modificare? Il social networking ci consente di creare la nostra rete d relazioni o di farci manipolare per contribuire all’ascesa di qualche Dot Com?
Esiste una intelligenza diffusa basata su questa forza che centrifuga la voglia di protagonismo (partecipazione), la volontà di affermazione personale (condivisione) e la ricerca di un nuovo concetto di benessere (cooperazione). Chissà se tutto ciò porterà realmente alla completa decentralizzazione delle applicazioni che quotidianamente utilizziamo su nostri pc in perfetta salsa 2.0; chissà se verrà sancita la fine del modello dei software proprietari e delle grandi aziende monopoliste in campo IT. Chissà se il concetto di “fiducia” proprio del Web 2.0 porterà anche all’idea di renumerazione. Se gli utenti che sono la spina dorsale di questo meccanismo andassero a bussare a chi eroga il servizio per chiedere una retribuzione, crollerebbe il sistema forse.
Quindi mi viene da pensare che nelle intenzioni di qualcuno il termine Web 2.0 rappresenta una gallina dalle uova d’oro in salsa tecnologica. Certo va sottolineato che gli utenti beneficiano di questo. Il sistema si autoregola grazie agli utenti facendo emergere i contenuti migliori. Gli utenti che forniscono un buon servizio agli altri utenti vengono premiati. Il motore di trova in basso e dall’alto non vengono prese decisioni in merito. A meno che i commenti su Ebay fossero tutti falsi. Oppure se Amazon inserisse falsi commenti per promuovere in maniera trasparente i libri dove otterrebbe il guadagno migliore.
Se tutti noi smettessimo di partecipare, quale modello di web si affermerebbe?

Quanto costa un caffè?

Non so se i nostri politici avrebbero risposto correttamente. Ma il leder spagnolo Zapatero è inciampato su questa domanda, da parte di uno spettatore, durante una trasmissione televisiva spagnola.

“Quanto costa un caffè?”. “Ottanta cent”, ha ribattuto Zapatero”. “Costava cosí ai tempi di mia nonna”, gli ha risposto l’irriverente l’interlocutore.

Secondo voi quanti politici pagano il caffè?

Greenpeace boicotta l’Apple Store di Roma

Sabato è stato inaugurato il primo Apple Store dell’europa continentale, qui a Roma. Con l’occasione Grrenpeace lancia una campagna di sensibilizzazione sui rifiuti di natura elettronica, scagliandosi contro la casa di Cupertino. In un recente dossier pubblicato dall’associazione ambientalista Apple è emersa come una delle aziende con le peggiori politiche si tutela ambientale (per approfondire: I danni della spazzatura elettronica – PDF).
Inoltre raccomando anche la lettura delle FAQ sull’iniziativa sul sito Green My Apple.

greenmyapple.jpg

Quest’anno il cinque per mille della mia dichiarazione dei redditi andrà proprio a Greenpeace. Anche se loro affermano di non aver ricevuto dal governo il corrispettivo 2006.

False leggende

Mischiare Aspirina e Coca-Cola non provoca allucinazioni. Non ha effetti collaterali.
Lo dice la Bayer:

L’Aspirina non va presa insieme alla Coca-Cola
FALSO. La Coca-Cola, contenedo caffeina, non interferisce con il meccanismo d’azione del farmaco ma ne aumenta le proprietà analgesiche.


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